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Mondoreale > Blog > Attualità > Sezze, Sonnino, Roccasecca e Comunità Montana, 26 LSU ancora senza stipendi
Attualità

Sezze, Sonnino, Roccasecca e Comunità Montana, 26 LSU ancora senza stipendi

Ultimo aggiornamento: 11 Maggio 2015 21:23
Simone Di Giulio Pubblicato 12 Maggio 2015
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Il responsabile dell’USB (Unione Sindacale di Base) Patrizio Cacciotti e il legale rappresentante Ruggero Mantovani, scrivono a proposito della situazione di 26 LSU tra Sezze, Sonnnino, Roccasecca e XIII Comunità Montana, in attesa ancora di percepire quanto loro dovuto dai rispettivi enti di riferimento: “In questo nuova era del Governo Renzi in cui, da ogni dove si annuncia una profonda razionalizzazione della burocrazia e i pagamenti dei privati che possono vantare crediti, liquidi, certi ed esigibili nei confronti della Pubblica Amministrazione, sembrava che qualcosa stava effettivamente mutando. Ma non è così. La P.A. non paga i privati che vantano crediti anche in possesso di titoli esecutivi, come sentenze passate in giudicato, e addirittura anche qualora si tratti di crediti da lavoro, cioè contributivi e retributivi, come nel caso dei Lavoratori socialmente utili (LSU) che in questi anni, per il tramite della USB (Unione Sindacale di Base), pur avendo vinto importanti sentenze passate in giudicato nel 2009 nei confronti del Comune di Sezze e del Comune di Sonnino, e nel 2014 nei confronti del Comune di Rocca Secca dei Volsci e della XIII Comunità Montana, oltreché del MIUR (quello che fu il Ministero della Pubblica istruzione), per un totale di 26 lavoratori, malgrado avendo avviato l’esecuzione e nel caso del Comune di Sezze e di Sonnino pignoramenti presso terzi, (ovvero presso la banca che funge da tesoreria dell’ente), ancora non hanno avuto alcun riscontro alle loro legittime aspettative.
Eppure si tratta di condanne inflitte dal Tribunale del Lavoro molto gravi: aver utilizzato i LSU al di fuori del progetto finanziato per coprire vuoti organici dell’ente con conseguenza integrazione contributiva e retributiva del lavoratore: nel caso avesse riguardato un privato sarebbe stato perseguito da una cartella esattoriale, nel caso del mancato versamento dei contributi previdenziali, e rischiato il fallimento se i crediti retributivi superano complessivamente € 25.000,00.
Tutto questo però non vale per la P.A., come se quando a non rispettare la legge sono le istituzioni preposte paradossalmente a tale scopo, avessero una speciale esenzione: insomma è la realtà che supera la fantasia, grazie alla “beffa legalizzata” che la legge riserva a tali enti pubblici. Infatti, le somme pubbliche vengono spesso “vincolate” con delibera che le destina a “fini pubblici”. E pertanto vengono così rese impignorabili.
Ma ricordiamo che gli Enti che intendono avvalersi della possibilità di “bloccare“, presso le proprie tesorerie, le somme conservate, devono effettuare pagamenti per prestazioni che rientrano all’interno dei vincoli di destinazione delle somme vincolate, oppure, in base a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale, devono farlo nel rispetto dell’ordine cronologico delle fatture. Pertanto, “blindare” somme senza rispettare l’ordine cronologico delle fatture, agevolando, di fatto, un creditore piuttosto che un altro, comporterà la possibilità di ottenere la rimozione giudiziale. E proprio questo chiederanno i LSU al TAR nei prossimi giorni, per il tramite dello scrivente studio legale e della USB, oltre ad invitare il Prefetto ad aprire un tavolo di trattative con gli enti insolventi e i lavoratori per far cesare questa vergognosa storia di ordinaria ingiustizia”.

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