Purtroppo se le evoluzioni relative alla nomina del cda pubblico di Acqualatina restano imbrigliate all’interno di un gioco di potere da parte delle forze politiche, ma anzi ancor di più di pochi signori della politica il cui unico interesse è di appropriarsi di uno dei pochi enti che oggi dispone di risorse economiche per gli investimenti.
Non ho votato il bilancio dopo aver fatto una dichiarazione in aula, in quanto ritenevo che esso fosse frutto esclusivo degli interessi della parte privata e che in esso non si intravedeva nulla che orientasse a un disegno futuro di gestione di un servizio importante con le caratteristiche di un servizio pubblico. Un bilancio che era appiattito, con artefatti contabili, funzionale esclusivamente agli interessi privati e che non aveva visto in nessun momento precedente un incontro da parte del socio pubblico attraverso i Sindaci su alcun ragionamento condiviso, al fine di tutelare le caratteristiche del servizio, le tariffe, gli interessi comuni del territorio.
Oggi, nelle scelte del consiglio di amministrazione si sta procedendo alla stessa maniera, dove i territori con i propri rappresentanti sono esclusi dalla capacità di definire e scegliere amministratori capaci di sostenere, così come dovrebbe essere per statuto di Acqualatina, gli interessi pubblici, dando luogo a un probabile consiglio di amministrazione fatto da tecnici i cui curricula non verranno neanche resi pubblici e che poco o nulla potranno contrastare con i tecnici ben più informati della parte privata, ma che risponderanno, in interessi specifici, esclusivamente al proprio padre politico di appartenenza.
Questi tempi che sembravano passati attraverso un rinnovamento della classe politica purtroppo nel territorio sono ancora preponderanti. Non si capisce perché per un servizio così importante bisogna ricorrere a un consiglio di amministrazione fatto di tecnici e non invece a soggetti espressione diretta delle amministrazioni comunali: è necessario porre una guida politica di un ente a caratteristica pubblica, con capacità di indirizzo politico, di programmazione territoriale, di costruzione di un percorso relativo alla gestione e alle infrastrutture che sia davvero corrispondente alle esigenze dei cittadini. Ciò può essere garantito da soggetti che siano realmente espressione dei sindaci del territorio, che di Acqualatina rappresentano la maggioranza societaria.
È un po’ la stessa storia che è avvenuta per il consorzio industriale, dove l’incapacità di un ragionamento politico condiviso ha portato non solo alla perdita di una presidenza storicamente espressione della provincia di Latina, ma soprattutto a diventare espressione del terziario quando, invece, era necessario porre al centro le problematiche di uno sviluppo industriale che in questo territorio è complesso, e che vive enormi processi di trasformazione. Anche lì si è arrivati grazie all’interessamento personale di qualcuno che da democristiano non ha ancora capito che fa parte di un partito che oggi non c’è più, ma che invece dovrebbe far parte di un partito che oggi sta seguendo altre logiche. Se si pensa che le politiche industriali possano essere espresse da un geometra, da un imprenditore e da un rappresentante della Confesercenti, davvero non si ha quel minimo di responsabilità e di rispetto per le questioni serie per lo sviluppo del territorio.
Con un senso di frustrazione legato all’impotenza e soprattutto con la rabbia di non avere gli strumenti per tutelare i cittadini del mio territorio, che quantomeno non faccio diventare complici di scelte opportunistiche e di potere, ho deciso di non partecipare alla farsa delle elezioni.
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