L’aver negato le motivazioni a fondamento della richiesta di sfratto avanzata dal COmune di Bassiano e al tempo stesso aver preso atto della contro richiesta di Utopia 2000 rappresenta per la Coop presieduta da MAssimiliano Porcelli un risultato. A commentarlo è lo stesso Porcelli: “Due a zero. La nostra Cooperativa si è aggiudicato il primo round del contenzioso con il Comune di Bassiano con il classico risultato calcistico. Il giudice infatti ha prima respinto lo sfratto per morosità chiesto degli amministratori comunali e poi ha disposto “il mutamento del rito” chiesto da noi, ossia di passare a discutere la nostra richiesta di risarcimento di oltre un milione e ottocento mila euro per gli interventi manutentivi effettuati e i danni provocati dalle inadempienze contrattuali del Comune. Circa lo sfratto, in pratica, anche alla fine del contratto di locazione la nostra Cooperativa potrà continuare a gestire l’ex Ostello della Gioventù, il Parco “Achille Salvagni” e Ecoludolandia, fino a quando non verrà posta la parola fine allo stesso contenzioso. Non ci vuole molto a capire che queste prime due “sberle” prese dagli amministratori comunali non fanno altro che rafforzare la nostra posizione. Gli amministratori comunali invece di prenderne atto ammettendo la sconfitta, stanno buttandola ancora una volta in caciara sostenendo che sia stato disposto soltanto “l’esperimento del procedimento di mediazione”. Non è così: il giudice ha solamente ricordato che tale “esperimento del procedimento di mediazione” è una prassi prevista dalla legge, “ è condizione – ha scritto – di procedibilità della domanda giudiziale riguardante ogni controversia in materia di locazione”. Insomma, gli amministratori sono obbligati a tentare di trovare un accordo con noi. Mentre noi, la nostra Cooperativa è libera di accettare o rifiutare l’accordo. E noi non ci accorderemo mai. Perché oltre al risarcimento di un milione di 800 mila euro, cerchiano una risposta ai seguenti quesiti: perché dobbiamo continuare a pagare il canone d’affitto per una struttura giudicata inagibile dagli stessi uffici comunali? Chi era obbligato a comunicarci la sua inagibilità e perché non lo ha fatto? Perché dobbiamo continuare a pagare il canone per un’altra struttura che era inappaltabile in quanto mai collaudata? Si potevano revocare i due appalti relativi a altrettanti servizi regolarmente aggiudicati e che non avevano nulla a che fare con il contenzioso? Infine, chi ha falsificato le delibere con cui ci sono stati revocati i due appalti? Tutti aspetti, questi, su cui ancora una volta chiediamo alle autorità competenti di indagare”.
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