Si avvicina a grandi falcate la Sagra del Carciofo. L’edizione 2015, la numero 46, sarà preceduta, come avvenne lo scorso anno, da Aspettando la Sagra, evento in programma questo fine settimana a Sezze Scalo. La grande novità di quest’anno, sarà la presentazione da parte dell’amministrazione del marchio De.Co. (Denominazione Comunale) che avrà il compito di difendere il carciofo locale, ma anche tanti altri prodotti tipici e tradizionali dell’enogastronomia setina. Come ogni anno però, l’avvicinarsi della Sagra è accompagnato dalle polemiche che hanno avvolto anche lo stesso marchio Deco. In particolare, ad esprimersi in tal merito è il presidente della Coldiretti di Sezze, nonché stimato produttore agricolo Vittorio Del Duca: “Si avvicina la Sagra che celebra un assunto che non è più valido. Sezze non è più la patria del carciofo. Lo testimonia l’involuzione degli ultimi anni, in particolare quella tra lo scorso anno, con 100 ettari dedicati alla coltivazione del carciofo e quest’anno con soli 60 ettari. E posso dire, che tutti i carciofi che sono già in circolo sui mercati, sono di più di tutti quelli piantati. E il marchio De.Co. non invertirà la tendenza. Si rischia anzi di concedere una certificazione che qualifica ciò che non è qualità. Una volta concesso, chi andrà a vigilare costantemente l’effettiva provenienza?”. La considerazione di Del Duca è forte ma realistica: “La maggior parte della produzione dei carciofi che circola a Sezze è di provenienza nord africana. Sono importati da pseudo coop sardegnole o siciliane e venduti sul territorio nazionali a prezzi stracciati. Se non si tratta di agromafie, poco ci manca”. Eppure il marchio Deco è passato in consiglio con il consenso trasversale di maggioranza e opposizione: “Si e la presentazione verrà curata dalla Compagnia dei Lepini. Poi però a chi si occupa di carciofi da una vita, nessuno ha chiesto nulla. Non solo io, ma tutti i produttori di carciofi setini, non delle qualità commerciali che si trovano dappertutto, non facciamo salti di gioia per questo De.Co. che qualificherà carciofi e altri prodotti che non meritano. Sono talmente amareggiato che quest’anno, contrariamente agli altri anni, ho rifiutato interviste e dirette televisive. Che vado a dire? Che negli anni ‘70 avevamo mille ettari piantati in carciofi? Purtroppo, con questa involuzione, rischiamo di non arrivare alla Sagra numero 50”.
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