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Attualità

Priverno, Federico D’Arcangeli attacca e chiede un confronto sull’Area archeologica e il Polo museale

Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio 2015 18:20
Lidano Lucidi Pubblicato 16 Gennaio 2015
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Federico D’Arcangeli torna alla carica sull’Area archeologica di Mezzagosto, dove si presume fosse ubicata la Privernum romana. Fu uno dei primi atti compiuti dalla nuova Giunta di centrosinistra, quello di inserire il contenzioso sugli scavi di Mezzagosto nel decreto che permetteva ai Comuni di saldare i debiti con le ditte private e, per quella via, chiudere una delle pagine più buie dal decennio di amministrazione del centrodestra, afferma. “Cinque anni interminabili: da tanto si trascinava lo scontro con la ditta Valentino, cinque anni duranti i quali l’Area archeologica – è sempre D’Arcangeli a parlare – aveva vissuto uno stato di abbandono totale, dopo che erano stati spesi svariati miliardi di vecchie lire per riportare alla luce lo splendore dell’antica Privernum. Un contenzioso che, in buona sostanza, poggiava sulla tesi che la quantità di lavori svolti non giustificava il pagamento dell’ultima rata (come preteso dalla ditta), che chiamava in causa i responsabili di quel cantiere, ma che aveva avuto come unico effetto quello di innescare uno scontro fatto di perizie e controperizie e di udienze aggiornate o rinviate. La decisione di chiudere la vertenza rispondeva all’urgenza di liberare l’Area da quella pesante ipoteca, riportarla allo stato precedente il blocco dei lavori e riconsegnarla alla fruizione dei visitatori. Non serve qui discutere – continua Federico D’Arcangeli – se la fretta e forse valutazioni in qualche modo interessate a chiudere comunque la vicenda abbiano portato a commettere qualche errore (uscita la Ditta dal cantiere, si può citare per eventuali danni? Il cumulo enorme di terra di scavo ancora giacente, da portare in discarica, che fine farà e a spese di chi?); quello che invece sarebbe utile discutere sono le prospettive reali per quei lavori. Intanto, in via di principio, avendo l’accordo con la Ditta operato una sorta di sanatoria tombale, impedendo cioè di far emergere eventuali responsabilità, sarebbe giusta precauzione che tutti i responsabili, a vario titolo, di quel cantiere, facessero un passo indietro. Poi occorre capire perché, nonostante i continui annunci dell’assessore alla Cultura, assai impegnativi sul fronte della riapertura dell’Area, dopo diciotto mesi i lavori sono ancora bloccati, gli scavi sono invasi dall’acqua (le pompe sommerse non funzionano e il famoso “fognone” finora ha drenato solo un mare di risorse), la stessa operazione di salvataggio rischia di essere completamente vanificata. E poi – insiste nella sua denuncia D’Arcangeli – credo non ci si possa più esimere dall’aprire una discussione molto laica su quello che è stato davvero un prestigioso Polo Museale, ma che oggi sembra ridotto a ben poca cosa. Si può parlare della sua gestione? Si può parlare di cosa è oggi il nuovo Museo di Palazzo Antonelli? E sul Museo per la Matematica di San Martino si può discutere, finanche della sua sostenibilità, oggi? Tutte domande che meriterebbero una risposta da parte di chi di dovere. Perché – conclude l’ex segretario di Sel – su queste storie “abbiamo costruito in passato una proposta seria di sviluppo di questa comunità, e discuterne seriamente oggi è il modo migliore per custodirne e continuarne l’eredità”. Vedremo dal Palazzo, oggi alle prese con considerevoli problemi di natura politica, quale risposta verrà.
Mario Giorgi

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