Il dibattito in corso da tempo sull’associazionismo e sulla gestione associata di funzioni fondamentali e dei servizi comunali può essere attuato solo con strumenti e obiettivi realmente sostenibili. Sull’andamento di questi processi hanno pesato sicuramente gli irrigidimenti e le numerose modifiche normative accavallatesi negli ultimi anni. L’associazionismo comunale non deve calare dall’alto ma deve crescere dal basso, utilizzando gli strumenti già previsti dalla normativa, Convenzioni, Unioni, fusioni ove ci siano le condizioni, altrimenti si resta all’ingegneria formale che non assicura alcun risultato ma anzi compromette ulteriormente situazioni già di estrema difficoltà.
Quindi il primo passo da compiere è quello di semplificare il quadro normativo, pur se recentemente migliorato rispetto a quello delineato con il famigerato articolo 16 del dl 78/2010 in cui si imponevano strumenti e forme associative del tutto inadeguate e lesive dell’autonomia dei territori. Serve maggiore autonomia sotto il profilo fiscale, così da costruire un nuovo sistema di perequazione tra Comuni che superi il fondo di solidarietà che non ha palesemente funzionato e che oggi risulta ingestibile anche per i tempi di erogazione.
Argomento cruciale in questo contesto è certamente quello relativo alle politiche sul personale degli enti locali e, in particolare, dei piccoli Comuni. Occorre una revisione complessiva del sistema di regole che governano il contenimento delle spese di personale:
-è necessario definire poche regole, rigorose ma chiare e coerenti, che restituiscano i giusti margini di autonomia ai Comuni e che tengano conto delle specificità organizzative e dimensionali degli stessi, anche al fine di facilitare i processi di associazionismo; oggi invece esistono condizioni di comprensibile incertezza da parte dello stesso personale che è poi chiamato ad attuare tali processi. Ad esempio, l’obbligo di riduzione della spesa di personale, congelata per tutti i Comuni ad uno specifico anno di riferimento in base alla spesa storica, sta penalizzando i Comuni che in passato avevano già operato una razionalizzazione dei costi del personale rispetto ad altri Enti che invece nel corso degli anni non avevano adottato analoghe misure. Tutto ciò deve essere accompagnato da un sistema semplificato di finanza che elimini in modo definitivo il Patto di stabilità e dall’effettiva conquista per i Comuni di un’autonomia ordinamentale ed organizzativa.
Il vero problema non è quindi quello di far diminuire il numero dei Comuni, quanto invece di dare loro gli strumenti più adeguati per una loro migliore riorganizzazione, come avviene ormai da tempo in Francia e in Germania dove sono presenti un numero maggiore di piccoli Comuni – ma grazie ad una normativa nazionale più attenta e coerente – sono oggi dotati di forme di governance efficienti ed efficaci.
Questi presupposti sono imprescindibili anche per affrontare le riforme e la crisi economica nonché per agevolare concretamente i processi di cooperazione intercomunale fondati sull’autonomia dei Comuni, in grado così di garantire sempre migliori servizi ai cittadini, senza però mortificare le singole identità storiche e culturali dei piccoli Comuni e della gran parte del nostro Paese.
E’ per questo che, come Sindaco di un piccolo Comune , ritengo prioritaria l’approvazione degli emendamenti proposti nella legge di stabilità dall’ANCI, attualmente in Commissione Bilancio del Senato, volti ad ottenere una forte semplificazione delle migliaia di norme che non fanno altro che rendere meno efficace ed efficiente amministrare i piccoli Comuni, superando l’obbligatorietà’ dei processi associativi a vantaggio di un loro maggiore e più concreto sostegno con normative sempre più incentivanti e premiali sia a livello statale che regionale per i Comuni che intendono percorrere tali processi, analogamente a quanto già avviene nel contesto europeo.
Leggi anche
SABAUDIA | Piazza Roma restituita alla comunità: inaugurazione tra spettacoli e partecipazione
FORMIA | Intitolata la scuola di Trivio al prof. Valentino Cardillo: “Esempio di cultura e umanità”
SABAUDIA | Fondazione Terracina, Di Leva: “Scelte non condivise, serve coinvolgere tutti i Comuni”


