All’indomani dell’annullamento dell’incontro che ci sarebbe dovuto essere al Ministero dello Sviluppo Economico, a nemmeno un mese dal precedente in cui la stessa proprietà norvegese si era detta disponibile a studiare insieme alle delegazioni sindacali degli operai, l’assemblea dei lavoratori una soluzione con tanto di possibilità alla cessione del sito. Poi, con il trascorrere dei giorni, tale disponibilità è venuta meno, facendo appiglio al mancato sgombero di un presidio, ridotto a sei unità nel locale mense, che di certo non ha minato l’agibilità dello stabilimento richiesta dalla stessa Sapa per continuare le trattative. Che il presidio non ha creato nessuna forma di intralcio lo dimostrano le attività di bonifica delle sostanze nocive, svolte senza intoppo o il via vai negli uffici dei vari direttori e contabili. Certo gli operai non hanno lasciato il campo sgombero con la paura che potessero essere rimosse dallo stabilimento le matrici dei profili che costituiscono la specificità dell’impianto lepino e quindi una sorta di garanzia. Il fronte dei 136 resistenti però si sta sfaldano tra chi già all’inizio ha accettato di andare a Chieti e chi ha accettato una sorta di buona uscita per chiudere la vicenda. Gli altri, sono in mobilità, che finalmente hanno cominciato ad incassare, ma che non durerà in eterno. Le prospettive di mantenere il posto di lavoro non sono molte, ma la Fiom invita a continuare a lottare per mantenerle vive. Magari con un altro proprietario visto che Sapa di tornare indietro non ha intenzione. Agli operai arriva pure l’attestato dei Carc, il fronte di resistenza comunista di Roccasecca e Priverno che tramite la portavoce Debora D’Alessio fa sapere: “L’esproprio dell’area, il controllo sui mezzi di produzione, sono una lotta ardua ma non impossibile. L’imponibile di mano d’opera, l’applicazione di un nuovo piano industriale basati su criteri elaborati, a scopo di soddisfare le necessità primarie del territorio e atte a creare nuova occupazione, contrariamente a consentire produzioni inutili e dannose per l’uomo e l’ambiente; non sono un miraggio irraggiungibile. Gli operai possono vincere se uniti e sicuri del loro obiettivo da perseguire stabiliscono al proprio interno organismi operai, disposti a coordinarsi con altri lavoratori in lotta nelle fabbriche circostanti, trasformando Sapa in un centro di mobilitazione e aggregazione esistente sul territorio, che necessariamente possa e debba affermare la propria autorità”.
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