Arriva finalmente la parola fine sull’annosa vicenda che da più di tre anni sta vedendo opporsi da un parte il Comune di Sezze, dall’altra la Costruzioni Dondi spa, sulla questione del servizio idrico integrato. Tutto è partito il 26 settembre 2011 quando il consiglio votò la rescissione anticipata della convenzione trentennale firmata con la società di Rovigo nel lontano 1993. Da lì una serie di atti e ricorsi, al Tribunale Amministrativo del Lazio e al Consiglio di Stato (che in più occasioni aveva dato ragione alla società concessionaria del servizio idrico integrato a Sezze). Un passaggio successivo si era concretizzato l’estate scorsa: i problemi di approvvigionamento idrico dei cittadini di alcune zone del territorio di Sezze erano diventati insostenibili. Ma il motivo non era soltanto dovuto al caldo o a problemi di natura tecnica (perdite e bassa pressione sempre all’ordine del giorno, ma non sufficienti a giustificare la quasi totale mancanza di acqua): un’analisi più dettagliata ed un giro di corrispondenze aveva dimostrato che la Dondi vantava un pesante debito nei confronti di Acqualatina. Da qui la decisione del sindaco di emanare un’ordinanza in cui si imponeva alla Dondi di saldare il debito nei confronti della società distributrice. Il non rispetto dell’ordinanza aveva fatto scattare la presa di possesso degli impianti da parte del Comune di Sezze e il primo passaggio nelle aule del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio aveva permesso al Comune setino di affidare tutto ad Acqualatina. Un passaggio che fino al 14 ottobre era però subjudice, a causa del fatto che la Dondi aveva ovviamente impugnato la sentenza davanti al Consiglio di Stato. La V Sezione del tribunale ha però rigettato questo ultimo tentativo da parte della Dondi di tornare in partita. A darne notizia, proprio nei minuti precedenti all’ultimo consiglio comunale, proprio il primo cittadino Andrea Campoli, che si è detto soddisfatto dell’esito della vicenda e ha ricordato come per la prima volta (fatto meramente statistico) il Consiglio di Stato non abbia dato ragione alla Dondi.
Simone Di Giulio


