I quattro consiglieri comunali di opposizione nella massima assise cittadina di Roccasecca dei Volsci contestano la chiusura, con ordinanza sindacale, del ponte sull’Amaseno in località Mole Abbadia, al confine con il territorio del Comune di Priverno. In verità, Luigino Mandatori, Ovidio Casconi, Domenico Pietricola ed Antonio Casconi non contestano la chiusura in quanto tale, ma per le conseguenze che, a loro dire, produce. Sentiamoli: nulla da eccepire sull’ordinanza del sindaco Barbara Petroni – affermano – di chiudere al transito veicolare e pedonale Via Mole Abbadia all’altezza del ponte sovrastante l’Amaseno (analoga ordinanza è stata emessa dal sindaco di Priverno Angelo Delogu, per il tratto ricadente nel territorio privernate NdR), ma il problema è un altro. Ed è un “problema grosso”, per Roccasecca dei Volsci, “laddove nessuna alternativa viene prevista o indicata per assicurare il transito ai residenti della frazione Fornace, della frazione Sassa di Sonnino, alle attività produttive poste in quelle località e nemmeno ai pochi coltivatori e allevatori rimasti testardamente legati al lavoro quotidiano nei loro terreni e alla cura degli animali”. La situazione è aggravata – secondo i consiglieri rocchigiani di opposizione – “dalla contestuale chiusura dell’altro ponte che è interessato da lavori di rifacimento, avviati frettolosamente, non rispettando le indicazioni della Conferenza dei servizi e attualmente bloccati a causa di un sistema di varianti e fermo lavori ingiustificati”. Ancora una volta – concludono i quattro consiglieri di opposizione – è confermato “il giudizio negativo nei confronti di un’amministrazione, noncurante degli interessi e della tutela di un‘intera collettività, incapace a reperire alternative, ma anche, e persino, a farsi sentire nel pretendere il rispetto dei termini contrattuali da parte di una ditta che effettua lavori lautamente pagati, come già avvenuto, ad esempio, con i lavori della rotatoria posta all’uscita dello svincolo di Priverno della Frosinone-Mare nella stessa località, rifatta “appena” tre volte e in continuo dissesto”.
Mario Giorgi


