Alla fine il collegio del tribunale di Latina ha dato ragione all’ex sindaco di Prossedi Franco Solli e a sua moglie Peppina Di Mambro, assolvendoli dall’accusa di abuso edilizio. Tutti assolti perché il fatto non sussiste, è stato questo il pronunciamento atteso fino a ieri sera alle 18.30 che libera dalle accuse non solo Solli e sua moglie ma anche i due tecnici coinvolti nella vicenda. Una vicenda lunga quasi cinque anni e che ebbe inizio nel 2009 quando a denunciare i due, per una bega che molti hanno ricondotto a motivi politici, fu Maurizio Calvi, senatore della repubblica italiana tra il 1987 e il 1994, nonché uomo di spicco del Partito Socialista Italiano, ma residente da molti anni a Prossedi e a livello locale avversario politico dello stesso Solli. Già nell’ottobre del 2011, al termine delle indagini preliminari condotte dal Pubblico Ministero Gregorio Capasso, sostituto procuratore della Repubblica. Ma non solo per loro è la fine di un’odissea giudiziaria durata cinque anni perché nel procedimento vennero trascinati anche Marrocco Antonio Giuseppe come direttore dei lavori e Oliviero De Bellis, responsabile del settore urbanistica del Comune di Prossedi, firmatario del permesso a costruire. L’oggetto del contendere, un’area di 498 metri quadri indicata nel catasto comunale di Prossedi, dalla particella 285, in comproprietà tra i coniugi Solli compresa tra via Cuzzoli e Cortellessa, su cui era stata realizzato un manufatto accessorio di circa 35 metri quadri che sviluppavano, con l’altezza realizzata, circa 107 metri cubi. Assai pignolo l’appunto mosso visto che l’indice di edificabilità della zona prescriveva la sussistenza di un lotto di minimo 500 metri quadri a fronte dei 498 rilevati. A ‘salvare’ Solli, il fatto di possedere un altro appezzamento di terreno, adiacente a quello incriminato, che nel computo totale compone abbondantemente la quota di edificabilità richiesta. Soddisfatti ovviamente tutti i legali coinvolti nella vicenda, a partire dai due difensori dei coniugi Solli-Di Mambro, ovvero Paolo Censi e Alessandro Pucci, il difensore del responsabile dell’urbanistica del Comune di Prossedi dell’epoca Oliviero De Bellis, ovvero l’avvocato Osreste Palmieri e il difensore di Marrocco Antonio Giuseppe, direttore dei lavori, l’avvocato del foro di Cassino Biasucci. La sentenza è però solo un round nelle controversie ancora in atto tra Solli e Calvi. 



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