Chi rimane scottato una volta, ha poi paura pure di un fiammifero. La saggezza popolare non sbaglia e il proverbio è traslabile alla perfezione sulla situazione che si sta generando a Maenza. In una casa alle porte del paese, situata lungo la via che porta su a Maenza, nei pressi con il bivio con Carpineto, risiedono infatti 9 ragazzi inseriti nel progetto Sprar portato avanti dalla cooperativa Karibu. Già a cavallo tra 2011 e 2012 il piccolo centro lepino si trovò ad ospitare, presso l’Ostello, dei profughi provenienti dai centri di prima accoglienza di Lampedusa nell’ambito della prima grande ondata migratoria. Un impatto assai consistente perché i profughi in questione erano una cinquantina e furono tutti concentrati in una struttura alberghiera, che evidentemente non era destinata a quello. Allora a rendere possibile l’operazione, informate tutte le autorità del caso, fu un accordo tra la Cooperativa Karibu che gestiva le sorti di questi ragazzi e l’ATI che gestiva l’Ostello. A condire tutta la vicenda, lo scandalo di Sezze, poi sfociato nelle aule giudiziarie, riguardo il business legato alla gestione dell’emergenza. Fatto sta, che non mancò qualche episodio sopra le righe, qualche allarme di ordine pubblico e i Carabinieri furono costretti ad intervenire più di una vota. Oggi, si ripete una situazione allo stesso tempo similare ma del tutto differente. Alle porte del paese, la stessa cooperativa Karibu, che continua ad occuparsi di questi ragazzi attraverso il progetto Sprar e ne ha collocati diversi, divisi in gruppo in vari paesi sui Monti Lepini. A Roccagorga sono addirittura impiegati in lavori di pulizia delle strade. A Priverno invece, recentemente sono stati al centro di un intervento da parte dell’amministrazione mirato a tranquillizzare gli animi dopo alcune segnalazioni che hanno necessitato dell’intervento delle forze dell’ordine. Sul caso specifico di Maenza è stato lo stesso sindaco Claudio Sperduti a spiegare la situazione: “Nel mese di Agosto sono stato contattato dal Vice Prefetto che mi ha chiesto la disponibilità dell’ostello per ospitare circa 50 profughi che sarebbero stati gestiti/accolti dalla Cooperativa Karibù. Cooperativa che, con la supervisione della Prefettura è già affidataria di altri centri nei monti Lepini nonché affittuaria di una abitazione a Maenza nei pressi dell’incrocio per Carpineto. La disponibilità dell’ostello è stata negata per vari motivi. Per quanto riguarda invece l’abitazione affittata a Maenza, Karibù ha comunicato la volontà di ospitare 12 persone. Dopo un incontro avvenuto presso la sede del Comune si è deciso di ospitarne un numero inferiore in attesa che l’ufficio tecnico verifichi abitabilità dello stabile nel rispetto della norme vigenti. Allo stato attuale risiedono presso la suddetta abitazione 9 ragazzi, alcuni poco più che maggiorenni, regolarmente identificati, le cui generalità sono in possesso sia dalla Polizia Municipale che della locale Stazione Carabinieri. Nel frattempo la Coop Karibu’ sta predisponendo un progetto da presentare al nostro Ente affinché questi ragazzi possano essere impiegati per la manutenzione delle vie ed aree rurali progetto che esamineremo e discuteremo nelle prossime settimane”. Sperduti risponde pure alle illazioni riguardo ad alcuni comportamenti dei ragazzi in questione: “Non conosco e non sono stati segnalati ne denunciati fatti rilevanti. Nel rispetto delle libertà altrui invito a segnalare e denunciare eventuali comportamenti e/o episodi così detti anomali o illegali”. Intanto qualche ragazza si è lamentata di qualche sguardo prolungato, ma considerata l’età dei soggetti in questione, pare rientrare tra le implicazioni ormonali di tutti i giorni.
Maenza, il sindaco Sperduti tranquillizza sulla presenza di profughi in paese


