La sanità sciopera. Il 3 novembre Nursind, il sindacato rappresentativo del comparto sanità, ha dichiarato lo sciopero del comparto della sanità pubblica e contemporaneamente ha organizzato una manifestazione davanti a Montecitorio. “Il nostro sciopero – afferma il sindacato – vuole ribadire due cose: definanziare il lavoro in sanità (decapitalizzarlo come valore economico e sociale, impoverirlo con tante restrizioni) oltre che creare danni importanti alla qualità delle cure, impedisce di sanare le tante storture del sistema sanitario e le sue numerose diseconomie. Inoltre le Regioni, che ancora oggi sono le principali responsabili della sanità pubblica, non riescono a trasformare la crisi in opportunità e tutte le restrizioni finanziarie a loro imposte sono tradotte in restrizioni al lavoro, in tasse ai cittadini, in quote sempre più crescenti di privatizzazione e in meno qualità, ma mai in altra sanità”. Ne consegue che “il nostro giudizio sulla legge di stabilità, mentre saluta con favore una serie di misure tese a far crescere il paese, non condivide l’idea che esse siano poste in contrapposizione al valore del lavoro in sanità. La proroga del blocco contrattuale del pubblico impiego contrattualizzato, già provato da 5 anni di impossibilità di aumento del trattamento economico anche con fondi aziendali, è una proroga del “non sviluppo” ed è una assurdità. Con la legge di stabilità, inoltre, il Governo ha chiesto alle Regioni un taglio di risorse agli sprechi che innegabilmente esistono, ma tagliare sugli sprechi vuol dire riorganizzare il sistema dei servizi, cosa che non si può fare senza usare il lavoro professionale per cambiare le cose”. Tutto ciò ha ricadute importanti sulla categoria degli infermieri, che sono i professionisti in prima linea nell’accogliere, assistere e prendersi cura dei malati acuti, cronici e fragili. “Degli infermieri, ma più in generale dei lavoratori della sanità, non ci si ricorda mai” conclude la nota del sindacato.


