“Le discussioni che mi stanno appassionando in questi anni sono i progetti legati al rilancio della cultura e alla qualità della vita. Non abito a Roma né a Latina, ma i progetti di pedonalizzazione dell’area circostante al Colosseo con investimenti nel recupero della cultura della città eterna mi interessano molto più che dell’inondazione di promesse ed annunci di grandi rivoluzioni che non arrivano mai”. A parlare è Lidano Lucidi, professionista impegnato nel mondo dell’associazionismo e già candidato sindaco con una lista civica nel 2007. In una nota Lucidi spiega: “Il progetto Ztl a Latina mi incuriosisce perché mette al centro del dibattito un nuovo modo di vivere la città. Non entro nel merito dei progetti, perché in quella città non ci vivo, ma il mettere come punto centrale la qualità della vita dei cittadini, la cultura, il recupero dei beni storici ed archeologici, la vivibilità dei parchi e degli spazi in cui le famiglie possano passare momenti in tranquillità lo trovo l’unica cosa interessante. Soprattutto in un paese che vive solo di annunci, di gente con l’elmetto in testa che spinge gli altri alla guerra”. La nota di Lidano Lucidi prosegue attraverso un’analisi di quanto accade al centro storico di Sezze: “Posso dire che a Sezze mi piacerebbe che si sperimentasse con costanza il progetto della domenica a piedi nel centro storico. Potremmo provare e vedere come va. Mi piacerebbe che il parco dei Cappuccini la domenica chiudesse la sbarra all’entrata in modo che i ragazzi e le famiglie possano passeggiare in tranquillità in un posto bellissimo. Ma non è il Comune che deve fare, sono contro l’idea delle amministrazioni impegnate a fare le manifestazioni. Meglio che il Comune – precisa Lidano Lucidi – affidi l’organizzazione alle associazioni, ai commercianti, ai privati in generale. L’amministrazione dovrebbe fare da filtro, dare le concessioni, propagandare gli eventi, programmare gli stessi per evitare che lo stesso giorno ci siano più eventi che si fanno la guerra tra loro, mentre in altri giorni non si fa niente, in modo da attrarre gente da fuori con una certa abitudine e non solo per i grandi eventi come la Sagra del Carciofo e il Venerdì Santo. Bisogna liberare ed agevolare la libera iniziativa di chi ha voglia di fare”. Centro storico ma non solo nei sogni e nelle proposte del professionista setino: “Mi piacerebbe che la domenica a Sezze Scalo si chiudesse la strada che va alla stazione ferroviaria, così non si passeggia tra le macchine. Mi piacerebbe che i parchi venissero affidati in gestione ad associazioni che hanno voglia di impegnarsi per la propria comunità e non nascono solo per vendere panini alla Sagra del Carciofo o prendere qualche finanziamento pubblico. Mi piacerebbe – prosegue la nota di Lucidi – avere parchi sempre puliti e multe salatissime per chi distrugge panchine, i giochi per i bambini o i cestini. Mi piacerebbe avere un’amministrazione che abbia un assessore alla Cultura, perché a Sezze un assessore alla Cultura non c’è. Mi piacerebbe un paese in cui le scelte siano condivise, discusse e non calate dall’alto, un paese in cui è la politica ad andare dai cittadini e non viceversa. Un paese in cui se uno decide si rischiare in proprio e si candida a gestire un impianto, i campi da tennis per intenderci, sia agevolato a fare e non ostacolato, anche perché il Comune ci perde tra investimenti che rimangono in proprietà pubblica e soldi per l’affitto che avrebbe intascato più di duecentomila euro. Mi piacerebbe un paese che si riempisse meno la bocca della parola partecipazione e riattivasse la Consulta delle Associazioni, ferma da molti anni e l’unica capace di mettere intorno al tavolo diverse realtà associative locali. Si può riformare senza dubbio, dividerla per aree omogenee, ma non si può accettare l’idea di farla cadere nell’oblio. Mi piacerebbe – conclude Lidano Lucidi nella sua nota piena di riflessioni e di spunti – un paese in cui si litiga, si polemizza, per migliorarlo, e non un paese ovattato, in cui ci si sforza a credere che tutto va bene, mentre assiste impotente che centinaia di giovani hanno la valigia in mano per cercare un futuro lontano dai propri cari. Nello stesso tempo mi piacerebbe anche che i giovani si lamentassero di meno e si diano da fare per migliorare il proprio paese, dedicando meno tempo a farsi i selfie e più tempo per la collettività, quella vera e non quella virtuale”.
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Simone Di Giulio




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