La Presidenza del Consiglio dei Ministri, tramite il Dipartimento della Funzione Pubblica, corregge l’Ufficio Scolastico Regionale del Ministero della Pubblica Istruzione, giudicando erronea l’interpretazione della legge in merito ad un procedimento di mobilità avviato dal Comune di Sezze verso la fine dello scorso anno. A pronunciarsi è stato, chiamato in causa dal Comune di Sezze, il “Servizio per l’organizzazione degli uffici ed i fabbisogni del personale delle pubbliche amministrazioni, la programmazione delle assunzioni, il reclutamento, la mobilità e la valutazione”. I fatti sono questi. L’Ufficio Scolastico Regionale nel mese di febbraio di quest’anno aveva negato il nulla osta al trasferimento dell’insegnante Alessandra Morazzano, vincitrice di un concorso di mobilità. Nel mese di agosto il parere del Dipartimento della Funzione Pubblica non solo giudica sbagliati i motivi ostativi addotti al trasferimento, addirittura riafferma (ovviamente) il principio che ognuna delle istituzioni interessate deve agire nell’ambito delle proprie competenze.
Dice la Funzione Pubblica: “L’articolo di legge invocato dall’Ufficio Scolastico Regionale per negare il Nulla Osta non sancisce un divieto di assunzione, ma esprime la necessità di assicurare la neutralità dei livelli occupazionali attraverso l’utilizzo dell’istituto della mobilità”. E’ l’Amministrazione ricevente (ovvero il Comune di Sezze), non l’Ufficio Scolastico Regionale dunque, afferma la Funzione Pubblica, che deve operare con gli stessi limiti e le stesse modalità di una nuova assunzione. Le disposizioni di legge invocate sono volte ad assicurare l’invarianza finanziaria. Ed ognuno deve assicurare l’invarianza all’interno del proprio ambito di autonomia.
Per la Pubblica Istruzione non c’è una maggiore spesa se un insegnante esce ed un altro entra. Analogamente non c’è una maggiore spesa per il Comune di Sezze, il quale, potendo assumere, deve (obbligatoriamente) ricorrere alla mobilità. La neutralità finanziaria è assicurata; dunque rispettata la legge.
Ci auguriamo che il pronunciamento della Funzione Pubblica sia sufficiente affinché chi deve rinsavire rinsavisca e chi ha sbagliato riveda le sue posizioni, riaffermando il diritto dei pubblici dipendenti ed in particolare degli insegnanti ad usufruire di un diritto sancito dalla legge.


