Trapela un moderato ottimismo dall’assemblea dell’altra sera presso la Sapa di Fossanova. Sono infatti due i filoni che possono riaccendere le speranze dei 136 ormai ex operai dello stabilimento pontino del colosso norvegese dell’estrusione dei profili di alluminio per cui è diventato ormai effettivo il licenziamento annunciato dalla proprietà lo scorso 5 maggio. Dopo le sollevazioni immediatamente successive al primo annuncio, con i tavoli convocati in Regione e a Roma, senza però mai a riuscire ad ottenere che i dirigenti del gruppo di Sapa Hydro si sedessero per trattare, dopo consigli comunali allargati, documenti sottoscritti da esponenti politici locali, conferenze dei sindaci e via discorrendo, la sosta estiva aveva fatto calare un po’ l’attenzione di una vicenda che, qualora ce ne fosse ancora bisogno, sancisce ancora una volta di più la crisi della provincia pontina. Dall’assemblea infatti non è uscita una soluzione al problema ma almeno sono state annunciati due diversi eventi che permettono di accendere un lumicino di speranza. Con gli operai c’erano il segretario provinciale dell’Ugl Giuseppe Giaccherini e quello della Fiom Cgil Tiziano Maronna, oltre che a Tombolillo sindaco di Pontinia, Barbara Petrone sindaco di Roccasecca dei Volsci, Luciano De Angelis di Sonnino e Claudio Sperduti di Maenza. E durante la discussione sono venute appunto fuori due vie percorribili nella speranza che una delle due possa portare ad una soluzione. La prima, è la conferma del reale interesse di un imprenditore apriliano all’acquisto dello stabilimento. L’ipotesi, annunciata in primis dal segretario provinciale Ugl Giuseppe Giaccherini, si è incanalata verso canali istituzionali come previsto dalla procedura da seguire in queste situazioni. La documentazione del progetto di acquisizione è stata quindi inviata dalla segreteria nazionale dell’Ugl al Ministero che farà le valutazioni di rito prima di sottoporla al vaglio delle proprietà di Sapa-Hydro. Anche questa seconda via non porta ad una soluzione sicura, in quanto la solidità dell’offerta e anche il livello di interesse che potrà riscuotere presso la proprietà, è ancora tutta da vagliare. La Fiom Cgil, il sindacato più rappresentato tra gli operai di Sapa a Fossanova, va infatti con i piedi di piombo sulla vicenda. Tiziano Maronna, dopo aver preso atto dell’esistenza concreta del potenziale compratore, pone l’accento su come sia soprattutto importante che la vicenda degli operai, ormai licenziati da Sapa, rimanga di interesse pubblico e non finisca nel dimenticatoio. Da verificare c’è se il compratore sia interessato davvero ad un acquisto totale di uno stabilimento dal valore complessivo approssimato intorno ai 40/50 milioni di euro, oppure sia interessato all’acquisizione di un ramo d’azienda come avvenne agli inizi della procedura di licenziamento in occasione di un acquirente, poi svanito, interessato ad acquisire il reparto di ossidazione. La seconda è che su intermediazione dell’ambasciata di Norvegia a Roma, i vertici dell’azienda leader dell’estrusione dei profili di alluminio, hanno accettato di sedersi ad un tavolo ministeriale per discutere della questione Fossanova. La data ancora non viene fissata, ma orientativamente il periodo in cui dovrà avvenire l’incontro è nei primi giorni di ottobre. In particolare, Sapa potrebbe inviare il suo amministratore delegato, i sindacati saranno presenti con le proprie rappresentanze nazionali, mentre per il governo italiano dovrebbe essere presente il vice del ministro Poletti, De Vincentis. Il che, questo è bene chiarirlo, non assicura una chiusura positiva della vicenda, ma senza dubbio è un segno di schiarita rispetto a precedenti posizioni in cui alle richieste degli operai e alle proposte dei sindacati, Sapa aveva alzato un muro di silenzio. Su entrambi i sentieri esistono degli ostacoli belli evidenti. Su quello del compratore è innanzitutto la solidità economica dello stesso e l’ipotesi che dare spazio ad un nuovo proprietario, possa costituire il tratto di separazione tra il passato in Sapa che a tutti gli effetti ha cessato le attività nella provincia pontina, e gli operai che verso un nuovo proprietario non avrebbero un rapporto precedente cui appellarsi. Su quello del tavolo di Roma, è che un mancato punto comune metta veramente la parola fine ad ogni forma di dialogo.
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