Passano i giorni ma ancora non c’è nulla di stabilito riguardo l’incontro fatidico tra rappresentanze degli operai, autorità del governo italiano e esponenti dell’ambasciata norvegese con i vertici della Sapa, riguardo il quale, nella giornata di protesta a Roma , si era fatto garante addirittura lo stesso ministro del Lavoro Poletti. Rimane però viva la speranza degli stessi operai, che nel frattempo continuano il presidio, sperando che la prossima settimana possa essere quella buona in cui l’incontro possa arrivare davvero. Intanto un altro segnale negativo sulle intenzioni di Sapa riguardo la possibilità di scendere a trattazioni, arriva dalle buste paga. Ai lavoratori, già licenziati e collocati in mobilità, è arrivata una busta paga (probabilmente l’ultima dopodiché partiranno gli ammortizzatori sociali)vicina allo 0 a causa delle trattenute applicate per presunte ore di sciopero mai osservate. Meno male che, tramite un cartello affisso ai cancelli, la proprietà aveva essa stessa comunicato che lo stabilimento era chiuso per manutenzione e gli operai potevano ritenersi in permesso retribuito. Fu proprio questo cartello la goccia che fece traboccare il vaso e indusse gli stessi operai a dare inizio al presidio permanente che va ancora avanti. Un presidio portato avanti attraverso turnazioni autogestite, con l’intento di avere sempre qualcuno presente presso lo stabilimento per evitare l’insorgere di qualsiasi possibilità di smantellare dagli stessi stabilimenti qualche macchinario fondamentale per la produttività o di portare via i tanti brevetti custoditi nel sito e fondamentali per l’appetibilità commerciale che hanno agli occhi di un eventuale compratore. Proprio per aiutare il presidio, per chi volesse, sono attive le raccolte solidali per permettere l’approvvigionamento dei viveri agli operai presso lo stabilimento.


