Si aggiunge una voce al coro di solidarietà sulla questione Sapa. Ed è quella dei Carc, sigla che per molti potrebbe risultare sconosciuta o anacronistica, ma che sotto l’acronimo di Comitato d’appoggio alla resistenza per il Comunismo, racchiude un gruppo di persone iscritte alla sezione di Priverno e Roccasecca dei Volsci, che per credo ideologico sono assai vicine alle tematiche degli operai non solo della Sapa. A proposito del caso specifico riguardante i 136 operai dello stabilimento di Fossanova, su cui si è abbattuta la mannaia dei licenziamenti causa cessazione dell’attività, Debora D’Alessio, coordinatrice della sezione Carc Lepina, in una nota afferma: “ L’epilogo della vertenza Sapa che ormai da mesi ha tenuto col fiato sospeso e interrogato esponenti di spicco del mondo politico Pontino, giunge ora agli sgoccioli. “La conferenza dei sindaci che ha visto promettere solennemente e pubblicamente l’immediata rassegna alle dimissioni, da parte degli stessi sindaci, se il governo centrale non avallerà soluzioni definitive in merito alla vicenda, costringe i fautori a mantenere fede alla parola data: dal ministro Paoletti, al Presidente della Regione Zingaretti, a tutti i sindaci del comprensorio e autorità locali. Cosa possono e devono fare i nostri amministratori per difendere e contribuire alla lotta degli operai e impedire la chiusura di Sapa? Unirsi e coordinarsi più di quanto non abbiano fatto fin ora. Sapa è solo un emblema del marasma economico, politico, sociale e ambientale, che colpisce e devasta attualmente il nostro territorio. Si rammenti la chiusura dell’ ospedale Regina Elena, la netta disfatta di altri enti e servizi privatizzati o eliminati ( il caso degli LSU o della multiservizi). Sapa non ha inizio e fine tra le mura dei propri stabilimenti. E’ un problema di tutti. Sindaci e amministratori possono e devono disporre dei loro mezzi e strumenti per trovare delle soluzioni. Il sequestro dell’area o l’esproprio non rientrano propriamente nelle loro facoltà ma bisogna trovare clausole, o applicare leggi che consentano di farlo. Rendere parte integrante la popolazione nella mobilitazione, non potrà che rafforzare la lotta degli operai”. Dopo l’appello agli amministratori, l’appello è agli stessi operai e cittadini: “Gli operai devono aprire pubblicamente l’assemblea permanente nel sito, farne un centro di mobilitazione per le masse del territorio. In sinergia con amministratori e sindacati non asserviti, coinvolgere tutti i paesi vicini. Mezzi e tecnologie interne alla fabbrica sono da considerarsi proprietà collettiva, delle menti e delle braccia che ad oggi hanno fatto di Sapa un marchio unico, leader della produzione in alluminio, a livello internazionale. La lotta degli operai di Sapa è la stessa dei dipendenti Avio, dei cassaintegrati Findus, degli operai di Nexans, della Mancoop, dei commercianti strozzati dai debiti, dei braccianti schiavizzati nei campi”.
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