E’ tradizione – forte, sentita e rispettata – che nel XII secolo, un contadino, mentre arava il suo campo nella zona di Mezzagosto, dove si presume fosse esistita la Privernum Romana, vide emergere dal terreno un quadro raffigurante la Madonna. Si indica, addirittura, una data: il 1143. Caricato su di un carro parato a festa, trainato da due buoi, il quadro fu portato nella piazza davanti la scalinata della cattedrale di Santa Maria. Lì, ad accogliere, la sacra immagine della Vergine, che da quel momento, divenne la Madonna di Mezzagosto, Signora di Priverno e “Salus populi privernatis”, c’era una moltitudine di persone che elevava al cielo inni di lode alla Signora di Priverno. La leggenda, tramandata di generazione in generazione, vuole che i due buoi, al termine del viaggio da Mezzagosto a Priverno, dopo aver emesso un muggito – quasi un saluto alla Madonna di Mezzagosto – siano caduti esanimi al suolo e, successivamente, sepolti sotto la pavimentazione di quella che oggi è Piazza Giovanni XXIII. Da quel momento, i Privernati hanno sempre conservato una profonda devozione per la Madonna di Mezzagosto. La cui immagine, ogni anno, la sera del 14 agosto viene portata in processione per le strade del centro storico della città. Ogni anno, da quasi dieci secoli, si ripete l’atto d’amore e di fede dei Privernati verso la Madonna di Mezzagosto. E così sarà anche quest’anno, la sera di giovedì 14 agosto, quando il centro storico cittadino sarà “invaso” da migliaia di fedeli che vogliono rendere omaggio alla Madonna di Mezzagosto. Insomma, ancora una volta si perpetuerà l’omaggio dei cittadini alla Signora di Priverno, da secoli oggetto di culto e di venerazione e punto di riferimento per i Privernati di ogni epoca. Per la circostanza, l’arciprete della cattedrale, don Giovanni Gallinari, al termine del cammino di preparazione alla festa della Madonna di Mezzagosto, ha ricordato come “il contesto sociale e politico dentro il quale operiamo, non offre motivi di gioia. Ci sono ancora guerre, sbarchi drammatici, le poche fabbriche del nostro territorio che chiudono creando disoccupazione. Questa sofferenza la leggiamo sul volto di tutti”. In frangenti simili – ha concluso don Giovanni – “la nostra gente ha rispolverato la Fede e si è rivolta a Maria, ottenendo risultati positivi. Penso non sia banale dire che anche oggi dobbiamo percorrere la stessa strada”.
Mario Giorgi


