Se le nuove generazioni sono abituate e assuefatte al capoluogo pontino che accentra negozi, servizi e attrazioni, ci sono generazioni di abitanti Lepini che questo passaggio di consegne lo hanno vissuto, e che, ancora oggi, non l’hanno mandata ancora giù del tutto. Se Priverno, da sempre più vicina al confine verso Frosinone, parte integrante di una Valle dell’Amaseno a cavallo tra provincia pontina e ciociaria avesse magari gradito la ventilata ipotesi dell’assimilazione della provincia di Latina a quella di Frosinone, non ci si può meravigliare più di tanto. Così come non ci si può meravigliare, per mere considerazioni chilometriche e logistiche di comodità, che acquisti, tendenze e abitudini dei ragazzi di Priverno ma anche di Maenza, Prossedi, e Roccasecca e Sonnino tendano verso Frosinone. Se Sermoneta, tramite Latina Scalo ha poi vissuto la vicinanza del capoluogo come un processo naturale, dei paesi che più hanno sofferto l’ascesa di Latina, c’è senza dubbio Sezze, il paese che per numero di abitanti e per estensione è il primo di quelli Lepini, Quello che prima di Latina, per i paesi limitrofi era in punto di riferimento, che accentrava i servizi e gli uffici e che al capoluogo ha dovuto negli anni, cedere di più. Proprio Sezze ha vissuto spesso in maniera conflittuale il passaggio di consegne di tanti servizi che, nel corso dei decenni, sono stati trasferiti a Latina e non è un caso se questo rapporto conflittuale e campanilistico venga ripreso e accusato anche dallo stesso Pennacchi nel suo Canale Mussolini. Tantissimi setini stessi, dopo la migrazione all’epoca della fondazione del capoluogo, tra gli anni ’70 e ’80, hanno scelto di scendere le Coste lasciandosi alle spalle la collina per vivere la pianura urbana rinnegando a volte anche il proprio dialetto tanto deriso da quelli in città. Intanto da Sezze, insieme a più di qualche abitante, andavano via gli uffici centrali di Enel e Telecom quando Enel e Telecom rappresentavano i monopoli di energia elettrica e telefono. Se prima per ‘problemi con i pagamenti’ c’era l’esattoria, la stessa si è poi trasferita a Latina che con i suoi uffici ha assorbito anche una bella fetta della classe dirigente setina (basta sfogliare un po’ tra le anagrafiche di dirigenti e personale degli uffici della Provincia degli ultimi anni per rendersene conto. Anche lo stesso ospedale San Carlo, una volta fiore all’occhiello di un intero paese, pian piano ha perso reparti, servizi e personale per cedere il passo ai nosocomi del capoluogo. Fino alla fine degli anni ’70 e nei primissimi anni ’80 chi nasceva aveva poi scritto sui documenti d’identità nato a Sezze. Una cessione graduale e inevitabile, oltre che dettata da una logica inoppugnabile che ha messo a repentaglio le stesse scuole superiori setine che cedono anno dopo anno iscritti a quelle di Latina. CI sono ragazzi, che oggi tanto ragazzi non ci sono più, che ricordano ancora quando potevano andare al cinema senza dover andare a Latina, i cui centri commerciali e le cui mode, hanno decretato la fine anche di tante attività commerciali schiacciate da una concorrenza impari, dall’esito scontato.
Luca Morazzano


