Giornata di protesta e di passione a Roma per i 136 operai della Sapa di Fossanova, per i sindaci dei comuni da cui provengono, per i rappresentanti sindacali e pure per le famiglie che si sono riversate dapprima in via Licinia vicino a Trastevere presso l’ambasciata di Norvegia (il gruppo Sapa-Hydro è infatti di proprietà norvegese) e poi, dopo aver manifestato a gran voce le proprie richieste, si sono spostati al Ministero dello Sviluppo Economico, già teatro di due tavoli di contro (purtroppo falliti) con i vertici del gruppo Sapa, per ribadire ancora una volta i propri motivi, le proprie aspettative e per chiedere soprattutto, ancora una volta di più, l’impegno della politica nazionale per portare la proprietà dello stabilimento a sedersi ad un tavolo con l’intenzione sincera di ragionare per trovare una soluzione che, per gli operai, consiste nel trovare un modo per mantenere il proprio posto di lavoro e non una cassa integrazione per cessazione di attività che, alla fine del lasso di tempo previsto dalla legge, li lascerà magari pure con un a liquidazione economica, ma in un limbo da cui in Italia è sempre più difficile uscire.
Luca Morazzano


