“Agricoltori vessati da tasse, balzelli e regole ferree. E adesso addirittura privati brutalmente di una struttura che avrebbe potuto permettere il rilancio dell’intero settore e che è stata praticamente regalata ai privati”. E’ durissimo l’incipit di Roberto Reginaldi durante un’affollata conferenza stampa (presenti anche molti operatori del settore) che si è svolta ieri pomeriggio in un ristorante in via del Murillo, prima di estrarre dal cilindro l’atto di vendita della struttura ex Monte Amiata alle porte di Sezze. Un autentico schiaffo ad un intero settore, ‘reo’ soltanto di aver creduto alle promesse elettorali, prima della giunta Campoli, che in più occasioni aveva confermato l’interessamento al sito qualora l’Arsial (agenzia regionale che ne deteneva il possesso) avesse deciso di alienarlo, pensando a farmer market, a mercato a Km zero o al sogno Mos (Mercato Ortofrutticolo Setino), poi degli stessi vertici regionali, dell’Arsial, dell’assessore competente Sonia Ricci (peraltro setina) e del governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Ma loro sono soltanto gli ultimi protagonisti di una vicenda che Reginaldi, con al suo fianco il segretario nazionale di Forza Nuova Roberto Fiore, ha spiegato dettagliatamente partendo addirittura dal 1980, quando l’allora Ersal acquisì il bene dalla Monte Amiata pagandolo la bellezza di 257 milioni del vecchio conio. Da lì un rapido excursus fino al 1997 (sindaco di Sezze in quel periodo era Giancarlo Siddera) quando l’Arsial concesse l’uso del bene al Comune, al 2005, quando per la prima volta il sindaco Zarra si scontrò con i vertici dell’azienda rendendosi disponibile a pagare il canone di locazione qualora il sito venisse liberato da dipendenti e macchinari che facevano riferimento alla “Nuova Copal”, una società agricola che due anni più tardi, nel 2007 (quando Sezze era sotto il governo prefettizio di Leopoldo Falco), ottenne il nuovo contratto di gestione, cambiando la sua denominazione sociale in “Agrovanni” ed ottenendo benefici per i lavori svolti durante quei periodi. Intanto dal 2009 alcuni consiglieri di minoranza, capeggiati da Reginaldi, si misero al lavoro con interrogazioni e mozioni affinché il Comune mettesse in atto tutte le iniziative necessarie all’acquisizione della struttura: “Durante quel periodo – spiega lo stesso Reginaldi – il sindaco Campoli e la sua squadra di governo hanno più volte confermato, in sedi pubbliche e durante incontri e riunioni con gli agricoltori locali, che si sarebbero impegnati al massimo per ottenere la struttura e ridare serenità ad un comparto distrutto”. Ma così non è stato ed il 30 ottobre scorso è arrivato l’atto di vendita (notificato nello studio di un notaio di Sezze) della struttura, che è stata concessa all’Agrovanni per 536.983,24€, un prezzo ritenuto ridicolo da tutti, frutto di benefici per lavori svolti e per altri cavilli che hanno fatto abbassare il prezzo praticamente della metà della stima realizzata da una società per conto di Arsial. Già raccontata così questa storia avrebbe la sua valenza e dimostrerebbe scarsa attenzione da parte degli amministratori, ma da un’analisi più dettagliata emerge a più riprese la figura dei fratelli Pallavicini, uno dei quali, Aurelio, per anni è stato socio in affari dell’attuale assessore regionale all’Agricoltura Sonia Ricci. E proprio la sua vicinanza a Pallavicini scatenò critiche al momento della sua nomina. “A suo tempo – hanno spiegato Reginaldi e Fiore – il Governatore del Lazio Nicola Zingaretti assicurò che non ci sarebbe stato alcun conflitto di interesse, ma questa vicenda lascia quanto meno riflettere. Per questo motivo e per aver tradito la fiducia dell’intero comparto agricolo chiediamo le dimissioni del sindaco di Sezze e dell’assessore regionale”.
Simone Di Giulio






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