“Come un fulmine a ciel sereno”. La decisione improvvisa (?) del gruppo Sapa di chiudere lo stabilimento di Fossanova ha provocato l’indignazione del sindaco di Priverno, Angelo Delogu. “La decisione del gruppo Sapa di chiudere il sito di Fossanova – ha, infatti, affermato – non solo è prematura, frutto di un ragionamento troppo semplicistico e sbrigativo, ma è anche sbagliata e pericolosa, perché apre una ferita insanabile su un territorio come il nostro, già gravemente colpito dalla crisi. Pertanto, esprimo la mia più ferma e decisa contrarietà alla decisione dell’azienda: prima di adottare misure così drastiche potevano e dovevano essere intraprese altre strade, che avrebbero permesso di scongiurare la chiusura e il licenziamento dei dipendenti. Ora si apre la fase di trattativa sindacale e istituzionale e ci sono 75 giorni per scongiurare il pericolo e trovare una soluzione alla crisi”. A pagare il conto più salato sono, ovviamente, i 136 dipendenti del sito produttivo della cosiddetta zona industriale di Mazzocchio e le loro famiglie. “A loro – ha continuato Delogu – va tutta la mia più piena solidarietà e quella dell’intera amministrazione comunale di Priverno. Lo stabilimento di Fossanova rappresenta uno degli ultimi baluardi industriali del comprensorio e, con gli altri sindaci interessati, vogliamo adottare tutte le azioni possibili per far tornare immediatamente l’azienda sui suoi passi”. Per scongiurare la decisione della Sapa, il sindaco privernate ritiene fondamentale un intervento immediato da parte del Governo. “Siamo già in contatto con i nostri rappresentati in Parlamento per far in modo che richiedano, anche attraverso delle interrogazioni urgenti, un intervento diretto di Palazzo Chigi. I posti di lavoro in ballo non sono solo 136: considerando anche l’indotto la cifra si avvicina pericolosamente a 200 unità lavorative ed è chiaro che la decisione del gruppo Sapa apre un dramma occupazionale che si va ad aggiungere alla già insostenibile situazione di crisi economica del nostro territorio. Per questo chiederemo che venga aperto urgentemente un tavolo di crisi governativo, dove istituzioni, azienda, associazioni datoriali e sindacati possano in breve tempo trovare strade alternative alla chiusura, compresa eventualmente la vendita o la riconversione dello stabilimento”.
Mario Giorgi
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