Probabilmente, anzi, quasi sicuramente, qualcuno dirà: ma con tutti i problemi di natura economica, sociale e politica che attanagliano, in questo drammatico momento, la nostra società – italiana ma, inevitabilmente, anche locale – tu ti metti a sollevare una questione di polemico campanilismo. Rispondo subito al mio ipotetico interlocutore, ammesso che qualcuno legga queste mie righe. No, il campanile non c’entra. O, comunque, c’entra molto poco. Innanzitutto, è questione di correttezza. Ma anche di rispetto. Nei confronti di una comunità che – nella storia – pure tanto ha dato alla provincia di Latina, alla regione Lazio e, in certi casi, all’intero Paese. E, poi, è un questione di correttezza anche nei confronti di chi la città di Priverno e le sue bellezze artistiche, architettoniche, museali e paesaggistiche vorrebbe visitare, incrementando quel progetto turistico di cui sempre si parla, ma che, finora, non è ancora riuscito a decollare. Si. Sto parlando proprio di Priverno e del ruolo che, a quanto pare, molti si ostinano a non riconoscere da fuori e nessuno cerca di difendere da dentro le mura, intendendo per tali soprattutto quelle del palazzo municipale. Sia chiaro, comunque, che questo accade non da oggi, ma da un lungo periodo che possiamo racchiudere negli ultimi trenta/quaranta anni. Allora, vado con il mio piccolo cahier de doleance. Diversi anni fa la XIII Comunità montana dei monti Lepini pubblicò un libro informativo sui 24 Comuni che facevano parte dell’ente montano (12 della provincia di Latina, 8 della provincia di Frosinone e 4 della provincia di Roma). Bene, arrivati al capitolo dedicato all’abbazia di Fossanova, si leggeva: “A pochi chilometri da Sezze si trova la splendida abbazia di Fossanova…”. Più tardi, una rivista turistica, edita a livello nazionale, in un servizio fotogiornalistico dedicato alla monumentale abbazia gotico-cistercense, in una didascalia scriveva: “Abbazia di Fossanova (Terracina)”. Fino a qualche anno fa – negli ultimi, in verità, non ho controllato – gli abbonati Telecom di Fossanova risultavano nell’elenco telefonico di Sonnino. Stamane, poco prima delle nove, nella seguita trasmissione di Raitre “Agorà”, il conduttore Gerardo Greco, rivolgendosi alla sua inviata davanti la Sapa, attorniata da operai e sindaci del comprensorio, ha chiesto: “C’è anche il sindaco di Fossanova?”. E nessuno, ahimé, che abbia corretto, diciamo, l’imprecisione di Greco. Insomma, sembra che il nome di Priverno, che pure si fregia del titolo di “Città d’Arte”, nessuno o pochi lo conoscano. Se poi, a tutto questo aggiungiamo la segnaletica stradale lungo le arterie provinciali e regionali, il quadro si arricchisce ancora di più. In molti punti strategici è sparita l’indicazione “Priverno”. E si completa, quando nella zona Staffaro di Ceriara ci si accosta alla galleria – purtroppo ancora rigorosamente al buio!! – e si legge (lato Priverno): “Galleria Alessandro Di Trapano già sindaco di Sezze”. Con tutto il rispetto di quel bravo sindaco setino, naturalmente. Però, un’indicazione è stata lasciata, sempre su quelle strade: “Ospedale di Priverno”. Peccato che l’ospedale di Priverno, un tempo fiore all’occhiello della sanità pontina, da anni sia stato chiuso. Mi si permetta di chiudere, allora, con un grande ringraziamento a tutti gli iscritti al Gruppo face book “’Nzi pipernese se…” perché, a quanto pare la tipicità e l’importanza di questa città sono rimasti solo loro a proporla quotidianamente sul social network.

