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Lettura: Braccianti agricoli dell’Agro Pontino, Rosa Giancola: “Un esercito di nuovi schiavi, vergogna del territorio”
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Mondoreale > Blog > Attualità > Braccianti agricoli dell’Agro Pontino, Rosa Giancola: “Un esercito di nuovi schiavi, vergogna del territorio”
Attualità

Braccianti agricoli dell’Agro Pontino, Rosa Giancola: “Un esercito di nuovi schiavi, vergogna del territorio”

Ultimo aggiornamento: 22 Maggio 2014 10:22
Simone Di Giulio Pubblicato 19 Maggio 2014
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“Il quadro drammatico e inquietante che emerge dal dossier dell’associazione InMigrazione impone una riflessione seria su condizioni di lavoro che minano la dignità umana e su quanta strada resta ancora da fare per raggiungere l’obiettivo dell’inclusione sociale”. La consigliera regionale del gruppo Per il Lazio Rosa Giancola commenta l’indagine realizzata dall’associazione InMigrazione sulla situazione vissuta dai braccianti agricoli dell’agro pontino, costretti ad assumere droga per sopportare la fatica di 15 ore di lavoro al giorno, sette giorni su sette: “E’ un esercito di nuovi schiavi – prosegue la consigliera Giancola – che da solo contribuisce di fatto al 16% del Pil di questa provincia, lavorando nelle migliaia di aziende agricole e florovivaistiche del territorio. Un esercito silenzioso che sfugge ai dati ufficiali e che oggi disegna una nuova mappa dello sfruttamento senza limiti dell’immigrazione. Quindici ore quotidiane di lavoro piegati sui campi, senza volto, senza nome, senza tutele, per una paga di 3 o 4 euro al giorno. E la droga per sopportare il dolore e la fatica. E’ la vergogna del nostro territorio e di tante produzioni agricole di qualità che pure rappresentano una fetta importante della nostra economia. Auspico che le forze di Polizia indaghino a fondo e facciano luce sulla vicenda – aggiunge la consigliera Giancola – e che le istituzioni, a tutti i livelli, diano l’impulso a più serrati controlli da parte dell’Ispettorato al lavoro. La realtà rivelata da questo dossier impone a tutti di non guardare dall’altra parte e di costruire da subito strumenti nuovi che possano da una parte favorire l’emersione del lavoro nero e dall’altra costruire condizioni di uguaglianza sostanziale, inclusione sociale, accoglienza”.

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