Ha aperto una sorta di caso la visita dei rappresentanti delle commissioni parlamentari alla ex Centrale Nucleare di Borgo Sabotino. Al vaglio della commissione c’è il piano di smaltimento delle scorie nucleari e tra i siti presi in considerazione c’è quello pontino. A margine del sopralluogo, Roberto Casale, amministratore delegato Sogin ha rilasciato alcune dichiarazioni: “Entro poche settimane sapremo quali saranno i criteri di esclusione, ci aiuteranno a capire le località da escludere a priori. Dopodiché si aprirà un confronto sereno, trasparente, affinché si possano ipotizzare cinque o sei, ma io spero anche dieci siti eventualmente idonei alla realizzazione del deposito nazionale di scorie”. Dove peraltro verranno stoccati definitivamente soltanto i 75mila metri cubi di rifiuti con media e bassa radioattività. I quindicimila metri cubi altamente radioattivi invece non si sa ancora che fine faranno, visto che l’Italia non ha l’obbligo di realizzare un deposito geologico per via della quantità esigua di materiale. Parliamo di circa quindicimila metri cubi di rifiuti, e per l’Italia potrebbe diventare conveniente consorziarsi con altri Paesi, cercare una strategia comune per allocare materiale radioattivo che perderà la sua pericolosità solo tra trenta generazioni. Accanto al deposito nazionale sorgerà anche il parco tecnologico che avrà il compito di valorizzare il know-how, i risultati delle ricerche e delle tecnologie adottate in questi anni. “Perché una cosa è indubbia – ha detto Casale – aver spento prima le centrali ci pone anche nelle condizioni migliori per eccellere nello smantellamento, esportare competenze, avere ricadute positive sulla nostra economia”.
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