E’ stato presentato presso l’ospedale Fiorini di Terracina il master universitario in scienze infermieristiche dedicato alle malattie nefrologiche, della dialisi e delle patologie cardiovascolari. All’incontro hanno partecipato Gianfranco Raimondi dell’Università la “Sapienza” e responsabile del progetto, Augusto Di Silva dirigente della U.O.S.D – nefrologia e dialisi del presidio di centro dell’Asl Latina e Roberta Tintari, assessore alle politiche sociali del Comune di Terracina. Nel suo intervento introduttivo Di Silva ha voluto ringraziare, tra gli altri, per la fattiva collaborazione la coordinatrice didattica del master Laura Carocci e i rappresentanti dell’associazione “AnnaLaura”, sempre disponibili nel sostenere con entusiasmo ogni nuova iniziativa socio sanitaria. Il corso post laurea ha lo scopo di implementare la figura dell’infermiere ottenendo un trait d’union tra nefrologo, che esce con numeri ridotti dalle scuole di specializzazione e i pazienti colpiti da malattie nefrologiche, questi ultimi sempre più in incremento. Una figura d’infermiere professionale particolarmente qualificato all’assistenza di questa tipologia di pazienti: sia nella fase di gestione della terapia conservativa sia nella scelta che effettuerà successivamente il paziente rispetto a quella sostitutiva finale. Quando i due preziosi organi non funzioneranno più. “L’idea è partita da Augusto Di Silva – afferma Gianfranco Raimondi – che avvertiva l’esigenza sul territorio della mancanza d’infermieri preparati adeguatamente per questo lavoro e unendo le forze abbiamo realizzato un master importante in sinergia tra università e territorio. Oggi i ragazzi iscritti sono pronti a cimentarsi con il nuovo percorso, insieme ai 36 docenti incaricati di formarli. Sicuramente sarà un esperimento positivo perché le professionalità sono alte, abbiamo, infatti, scelto docenti con comprovata esperienza sul fronte della nefrologia, dialisi e cardiologia, ed è uno dei pochi master dell’Università la Sapienza che ha un costo di circa 2.000 euro per ogni partecipante, normalmente se ne impegna 3.500/4.000. Per abbassare la retta della partecipazione al master tanti docenti hanno rinunciato ai compensi, e anche questo fattore è stato una piacevole sorpresa. Dei 36 docenti il 40% non ha preteso compenso alcuno, a conferma che l’iniziativa è oltremodo interessante, di alto livello e sono sicuro raggiungerà il suo scopo finale: formare i futuri professionisti per migliaia di pazienti colpiti da malattie renali”. Sulla nuova realtà ha parlato anche il dott. Augusto Di Silva: “A fronte di una popolazione residente nel Distretto di Centro di circa 150 mila persone, noi abbiamo un ambulatorio dedicato e informatizzato di circa 3.000 pazienti, il che vuol dire che abbiamo il controllo nefrologico di circa il 2% della popolazione. Un dato importante che va ulteriormente migliorato perché sappiamo che su base di statistica nazionale il 10% della popolazione italiana è in qualche maniera affetta da forme d’insufficienza renale. Insiste poi presso la nostra struttura un ambulatorio dedicato ai pazienti affetti da insufficienza renale, ancora in terapia conservativa: ovvero non ancora bisognevoli di dialisi ma in tali condizioni di precarietà da rendere necessari iter diagnostici e terapeutici selezionati e prioritari rispetto a quelli della popolazione generale. Lo chiamiamo Ambulatorio per malattia renale avanzata, piuttosto che ambulatorio di pre-dialisi, a questa struttura operativa giungono circa 50 pazienti l’anno, con vari accessi personali. Per quanto riguarda poi l’attività dialitica vera e propria stiamo promuovendo presso l’ospedale di Terracina l’organizzazione per la dialisi peritoneale, che purtroppo non è ancora attiva per problemi di personale e per una logistica che stiamo risolvendo. Il grande problema che si vive dal punto di vista della terapia dialitica riguarda invece gli aspetti di emodialisi, perché alla nostra unità operativa afferiscono due centri dialisi: uno a Terracina l’altro a Priverno, il cui utilizzo dei posti dialisi si va rarefacendo per carenza di personale, sia medico ma soprattutto infermieristico. Tanto che possiamo affermare che le due strutture sono intorno al 60% dell’attività potenziale per mancanza d’infermieri e medici addetti. Eppure, con un altro medico e 4 infermieri, si potrebbe assicurare un utilizzo al 100% delle strutture di Terracina e Priverno”.
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