“L’amministrazione comunale di Sezze ancora una volta sembra essere sorda alla tragedia che ebbero a vivere migliaia di italiani perseguitati dai partigiani di Tito e che all’indomani del trattato di Yalta furono costretti ad abbandonare le loro case dando vita al più grande esodo di donne, uomini e bambini e che una volta messo piede nelle città italiane furono visti come profughi e visti come gente straniera che veniva a togliere il lavoro agli italiani”. Ad affermarlo è Carlo Enrico Magagnoli, ex esponente di Azione Sociale ed ex segretario comunale del Popolo della Libertà, che in una nota torna a parlare delle Foibe, affermando: “Questa ritrosia del popolo italiano nei confronti di italiani cacciati dalle loro case dal regime di Tito fu alimentata da una becera propaganda di disinformazione praticata dal partito comunista italiano. Molte migliaia di nostri connazionali non riuscirono mai a partecipare a quell’esodo perché vennero gettati, alcuni ancora in vita, nelle cavità carsiche denominate Foibe. Gente che per la sola colpa di essere italiani e senza distinzione di sesso ed età furono perseguitati da quel regime comunista di cui Tito ne era la massima espressione in Yugoslavia. Per decenni su questi fatti è calato un silenzio assordante tale da negare anche l’esistenza delle foibe, definendola una pura invenzione della propaganda anticomunista. Oggi la storia ha reso gli onori a quelle persone che hanno sofferto quella maledetta tragedia, come li ha resi a tutte le altre persone che la tragedia della persecuzione e della perdita della vita l’hanno sofferta sul fronte opposto. Oggi in tutta Italia – prosegue Magagnoli – si celebra il Giorno del Ricordo per rendere gli onori alle vittime delle Foibe e rinnovare la memoria dell’esodo delle popolazioni istriane, fiumane e dalmate dalle loro terre. A Sezze quel silenzio assordante che per decenni ha caratterizzato la storia delle Foibe continua ad essere ancor più assordante. Cosa si è fatto per dare anche nella nostra città un riconoscimento a questi italiani perseguitati da un regime che nella nostra Sezze è stato decantato per decenni come la miglior risposta alle problematiche della gente? Nel 2007 proposi l’intitolazione di una piazza o di una strada ai Martiri Delle Foibe, e nonostante a Sezze ci sia stato un rinnovo della toponomastica stradale in alcune zone del paese la richiesta è stata disattesa; oggi proponiamo, ancora una volta, di dare alle vittime delle Foibe un dignitoso e dovuto riconoscimento titolando la rotonda dell’incrocio tra via Piagge Marine e via Marconi chiamata dai sezzesi “i sasso”, quel sasso rappresenta l’ala della pace, quella pace che dal 1945 ad oggi viviamo e di cui i Martiri delle Foibe, insieme a tutte le altre vittime di quell’immane tragedia ne sono le colonne portanti. Staremo a vedere se l’amministrazione comunale di Sezze voglia accogliere la proposta e porre fine una volta e per sempre a quella distinzione di vittime di serie A e di Serie B. I morti – conclude Carlo Enrico Magagnoli – sono tutti uguali, qualsiasi sia stato il fronte di appartenenza, e ricordarli significa rendergli giustizia e merito perché senza il loro immane sacrificio la pace non si sarebbe mai realizzata”.
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