La commissione Politiche sociali e Salute, presieduta da Rodolfo Lena (Pd), ha proseguito il ciclo di audizioni relative alla proposta di legge n. 88 del 16 ottobre 2013 sul “Sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali della Regione Lazio”. Le prime ad essere audite sono state le cinque sigle (Anmi, Anmil, Ens, Uic, Unms) riunite dalla Federazione delle Associazioni Nazionali dei Disabili (FAND). Le associazioni hanno sostenuto l’idea che l’assistenza alla persona possa essere erogata anche dagli organismi del Terzo Settore che da anni già operano sul territorio. Richiesta anche la pari opportunità di accesso alle Rsa da parte degli anziani ciechi e con plurimenomazioni, riconducendo in capo alla Regione l’assistenza dei ciechi e dei sordi (attualmente è competenza delle amministrazioni provinciali). L’Associazione Nazionale Centri Sociali, Comitati Anziani e Orti (ANCeSCAO) ha chiesto un diretto coinvolgimento nella predisposizione dei Piani di Zona e una legislazione specifica per la regolamentazione regionale dei Centri Anziani (anche mediante articolo aggiuntivo della proposta di legge in discussione), ricorrendo esclusivamente a bandi pubblici per assegnare finanziamenti. Legacoopsociali, Confcooperative Federsolidarietà e Agci hanno insistito sulla necessità di uniformare l’offerta di servizi sociosanitari in tutto il territorio regionale e di creare degli albi trasparenti per individuare i provider di servizi essenziali, superando il concetto di bandi di gara al ribasso – più vicini a una logica di business – e preferendo il sistema dei costi standard. Cittadinanzattiva Lazio si è detta preoccupata per “la mancata identificazione e rappresentazione di risorse umane, professionali e finanziarie”. “Il fatto che il sistema dei servizi sociali sia finanziato in via primaria dai comuni, con le note attuali difficoltà, rende al momento incompatibili gli obiettivi che la legge si pone”, scrive la Onlus nella relazione depositata in Commissione. Molta attenzione, inoltre, all’articolo 63 del testo, in merito alla compartecipazione da parte dei cittadini/utenti. “Manca – scrive Cittadinanzattiva – un riferimento ad interventi di equità fiscale, di interventi su elusione ed evasione…”. Proposta, tra l’altro, l’istituzione di un fondo per l’accesso alla giustizia che consenta anche ai poco abbienti di pagare le ingenti spese intraprese per far valere i propri diritti elementari. La Società Italiana di Sociologia, sottolineando le forti criticità determinate dalla mancata ricezione a livello regionale della Legge quadro n.328 del 2000, ha proposto un aggiornamento di alcune terminologie usate nella nuova proposta di legge, così come dei dati relativi alla situazione socio-demografica del Lazio, “in considerazione del fatto che quelli proposti si riferiscono ad un bisogno rilevato nel 2001”. Rimarcato inoltre il ruolo decisivo del sociologo all’interno degli Uffici di Piano.
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