Nella giornata di ieri la Polizia di Stato ha dato notizia di dieci arresti e numerose tracce informatiche che rivelavano scambio di materiale pedopornografico. Questo è il risultato dell’operazione “Sleeping dogs” condotta della Polizia postale a seguito di indagini trasnazionali coordinate dalla Procura di Roma con la collaborazione di polizie di altri Paesi. Attraverso il lavoro di agenti sotto copertura, i poliziotti sono riusciti ad scoprire numerosi individui responsabili di divulgazione e produzione di materiale pedopornografico. Gli arrestati sono tutti maschi di età compresa tra i 24 e i 63 anni, gran parte celibi, in due soli casi con precedenti penali specifici. Provengono da Nord e centro Nord Italia e di condizioni socio-economiche medie. Dalle analisi del materiale informatico degli indagati, da filmati e foto, gli agenti sono riusciti a risalire a 3 minori di 5, 8 e 10 anni che sono stati vittime di abusi sessuali. L’operazione prende il nome dalla passione del primo criminale agganciato in una chat: il video-gioco “The sleeping dogs”. Questa passione è stata “sfruttata” da uno degli agenti sotto copertura che, cominciando a chiedere i trucchi del gioco per procedere nei vari livelli, è riuscito a creare un rapporto particolare con l’individuo. Tutti gli indagati, navigando su reti sommerse del deep web, erano certi di rimanere anonimi ed invisibili. Invece gli investigatori, attraverso metodologie che puntano a superare i sistemi di anonimizzazione, sono arrivati all’identificazione dei criminali e dei minori vittime degli abusi. Le darknet sono le Reti nascoste nel deep web preferite dai criminali che, sicuri di navigare senza lasciare traccia, le usano per traffici illeciti di armi, esseri umani, denaro sporco, nonché per adescare i minori.
Leggi sullo stesso argomento
LATINA | Dietro le quinte del cinema: Primo Reggiani incontra gli studenti al Vittorio Veneto
LATINA | Nuovo contratto Funzioni Locali, assemblea CISL FP con i lavoratori del Comune
ANZIO | Da Gaza all’Italia per dare un futuro ai suoi figli: la storia di Azhaar e l’appello solidale per la sua famiglia


