E’ il 12 novembre 1943. Mancano pochi mesi allo sbarco delle truppe alleate ad Anzio. I tedeschi sono in ritirata anche a Sabaudia, sorvolata dai ricognitori americani che hanno il compito di individuare il nemico e segnalarne la presenza ai cacciabombardieri. Alla cloche di uno di questi ricognitori c’è un giovanissimo ufficiale di 23 anni, il sottotenente Richard Wesley, originario di New Orleans. Nell’abbassarsi per individuare meglio una colonna di carri armati nemici, il ricognitore sfiora con un’ala un albero e si schianta al suolo, in zona Cocuzza. Per Richard Wesley non c’è scampo. I primi a giungere sul posto sono alcuni militari tedeschi che, ignorando qualsiasi sentimento di pietà, danno fuoco al velivolo ed al corpo del pilota, incastrato nell’abitacolo. Alla scena assistono alcuni ragazzi e donne che vivono nella zona. Non appena i tedeschi si allontanano, sfidando probabili rappresaglie, riescono ad estrarre dai rottami del ricognitore i resti del pilota, dando ad essi temporanea e cristiana sepoltura. Insieme a quei poveri resti i sabaudiani recuperano il documento d’identità di Richard Wesley e l’anello del college da lui frequentato. E saranno proprio questi due elementi a consentire, alla speciale Commissione inviata nell’Agro Pontino dalla Casa Bianca a guerra conclusa, il riconoscimento del giovane ufficiale americano che troverà definitiva sepoltura in Patria. A distanza di 70 anni questa vicenda di guerra e di umanità, praticamente sconosciuta, sarà ricordata nel corso di una solenne cerimonia in programma domani, martedì 12 novembre con inizio alle 10:30 nella chiesetta di Sant’Andrea, tra via Caporal Tortini e via Colle Piuccio. Nell’area Cocuzza, nel Centro di Documentazione sull’Istruzione e la Sanità sulle paludi pontine, sarà posto un ceppo in legno con uno spezzone metallico del ricognitore. Presenzieranno, insieme al sindaco Maurizio Lucci, il comandante del Comaca, generale Cesare Alimenti, ed i due fratelli Oliviero e Ruggero Mizzon, cui va il merito di aver riscritto questa pagina dimenticata e carica di umanità del secondo conflitto mondiale. Presente, oltre ad una delegazione di ufficiali americani e della Nato, Bianca Spagnoli, una di quelle ragazze che 70 anni fa recuperarono, con coraggio, i poveri resti del sottotenente Richard Wesley.


