Il 9 e 10 maggio 2026 al TeatroBasilica andrà in scena “Ape Regina”, spettacolo scritto e interpretato da Giorgia Cerruti, che ne firma anche la regia insieme a Davide Giglio.
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Lo spettacolo si sviluppa attorno alla figura di Molly, protagonista di una giornata interiore che diventa occasione di bilancio esistenziale, riflessione e possibile rottura. Una giornata sospesa, ispirata liberamente al 16 giugno dell’Ulisse di Ulisse, in cui il celebre monologo finale di Molly Bloom si trasforma in un flusso mentale e corporeo continuo.
Il lavoro si confronta anche con le suggestioni di Virginia Woolf e con l’immaginario femminile del Novecento, evocando figure iconiche del cinema come Greta Garbo, Bette Davis e Gloria Swanson.
Ape Regina costruisce così un ritratto di femminilità libera, istintiva e contraddittoria, sospesa tra ironia e oscurità, desiderio e solitudine. Molly Bloom viene riletta come una moderna Penelope, non in attesa, ma immersa nel corpo e nella propria interiorità, in un continuo dialogo tra pensiero e azione.
La protagonista attraversa una giornata intera – dal mattino alla notte – in uno spazio scenico essenziale, una stanza di 3,5 metri per 3,5, in cui si condensano memoria, desiderio e immaginazione.
Al centro del lavoro, il tema dell’identità femminile come processo in divenire: una scoperta che avviene attraverso il linguaggio, il corpo e la performance stessa. Lo spettacolo indaga infatti un approccio immersivo all’interpretazione, in cui l’attrice “si scopre dicendosi”, in un equilibrio instabile tra pensiero e azione.
In scena, il corpo diventa veicolo narrativo: cambia, si trasforma, si deforma e si ricompone a seconda degli stati emotivi del personaggio, restituendo una Molly molteplice, ironica, tragica e vitale.
Ape Regina si muove così tra luce e oscurità, tra celebrazione della vita e confronto con la solitudine, fino a trasformare il percorso della protagonista in una riflessione più ampia sul rapporto tra presenza e assenza, memoria e futuro.
In questa visione, Molly diventa una figura di soglia, simile a Euridice, che attraversa il proprio viaggio interiore senza voltarsi indietro, lasciando andare ciò che è stato per cercare una forma di leggerezza.


