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Mondoreale > Blog > Maenza: dopo l’incendio alla ditta Carnevali, la lettera di sdegno del Comitato per il Progresso – Si al Biogas

Maenza: dopo l’incendio alla ditta Carnevali, la lettera di sdegno del Comitato per il Progresso – Si al Biogas

Ultimo aggiornamento: 13 Novembre 2013 14:52
Simone Di Giulio Pubblicato 12 Novembre 2013
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All’indomani dell’incendio che ha devastato un capannone dell’azienda Carnevali Rocco in località Farneto a Maenza, c’è chi ha pensato subito ad un atto doloso collegabile alla procedura avviata dallo stesso Carnevali per la costruzione in loco di un impianto biogas. Preoccupazione che velano, ma neanche troppo, la gravità di un atto che diventerebbe davvero ingiustificato e ingiustificabile. Tale deve essere anche la posizione del Comitato per Progresso, SI al Biogas e alle energie da Fonti rinnovabili di cui si fa portavoce Giuseppe Gandolfi che indirizza una lettera ai sindaci di Maenza, Priverno, Roccagorga, Roccasecca dei Volsci, Prossedi e Pontinia oltre che alla Provincia. Una lettera che già in oggetto è una “Denuncia (Manifestazione di preoccupazione e sdegno) del grave atto intimidatorio occorso all’Azienda Agricola del Sig. Carnevali Rocco, sita in Maenza – C.da Farneto, ospitante l’impianto di produzione di energia elettrica e termica da biogas da 599 kW della BLT Power Società Agricola srl”. La missiva testualmente recita: “con la presente Nota intendiamo manifestare tutto il nostro sdegno e la profonda preoccupazione per il gravissimo atto intimidatorio occorso nella notte del 9/11/2013 a danno all’Azienda Agricola del Sig. Carnevali Rocco, sita in Maenza – C.da Farneto, ospitante l’impianto di produzione di energia elettrica e termica da biogas da 599 kW della BLT Power Società Agricola srl. Un incendio di chiara matrice dolosa, come appurato dai Vigili del Fuoco e dai Carabinieri intervenuti, che ha provocato ingentissimi danni economici (e che con molta probabilità porterà alla cessazione delle attività zootecniche dell’Azienda Agricola!). Un atto che ne segue altri di minore entità ma pur sempre gravi, regolarmente denunciati negli ultimi mesi alle locali Stazioni dei Carabinieri, e che si somma ad una incredibile serie di minacce verbali e pressioni di ogni genere a carico anche dei signori proponenti (Azienda Agricola Signorino) la seconda iniziativa a biogas riguardante il comune di Maenza, nonché a carico di diverse aziende zootecniche conferitrici. Una situazione grave, incresciosa, da denunciare e stigmatizzare con forza. Vergogna! Fin dal primo momento in cui le due piccole iniziative imprenditoriali sono state presentate, questo Comitato, di fronte ad attacchi demagogici e strumentali, ha sentito l’esigenza di sostenere la realizzazione dei predetti impianti sottolineando come proprio in un momento di grave crisi economica del Paese, di necessità di potenziare e diversificare le attività tradizionali dei comparti agricolo e zootecnico, di programmazioni energetiche a livello Europeo e Nazionale che spingono in maniera irreversibile verso tutte le soluzioni che coniugano il risparmio energetico con l’adozione di fonti energetiche pulite e rinnovabili, queste iniziative consentono di coniugare ‘tutela dell’ambiente’ e ‘creazione di valore economico’. Nei mesi passati ‘pseudo esperti in materie ambientali’ e ‘aspiranti amministratori’, cavalcando il legittimo diritto dei cittadini residenti di essere informati e tranquillizzati sulla natura degli interventi, ignorando leggi nazionali e regionali, e creando una letteratura scientifica parallela faziosa e inconsistente, hanno gridato all’allarmismo ambientale con strumentale tendenziosità volta al gigantismo (processi biologici di fermentazione di prodotti naturali che diventano ‘combustione di rifiuti’ e fonte di emissioni/produzioni cancerogene; piccoli impianti trasformati in ‘mostri ecologici’). Siamo oramai al paradosso di un Paese troppo spesso paralizzato: da un lato si invocano interventi, investimenti, modernità, semplificazioni burocratico-normative, e dall’altro all’atto pratico si grida alla speculazione selvaggia ed alla barbara occupazione del territorio. Tutto viene omologato al ribasso: migliaia di casi di successo “nascosti o dimenticati”; tecnologie mature e consolidate descritte come rischiose o dannose in incipit. Ribadita la convinzione che ogni iniziativa (anche imprenditoriale) nonché ogni azione umana debba muoversi e richiudersi nell’ambito della legalità e dell’integrale rispetto delle leggi, certi che gravi accadimenti quali quelli oggetto della presente nota si qualifichino da soli (in altre regioni del nostro Paese si parlerebbe di ‘gravi atti di intimidazione mafiosa’), non confondendo i diversi ma contemporanei livelli di responsabilità tra ‘esecutori materiali’ e ‘mandanti morali’ del deplorevole atto, si manifesta viva vicinanza e sostegno alla Azienda Agricola vittima del gravo atto, nell’auspicio che tali accadimenti non abbiamo a ripetersi mai più”.

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