Ad un mese e mezzo da Natale sono già all’opera i maestri dei presepi ad Itri. Sia nelle chiese che nelle case, la tradizione secolare di allestire il presepe regge nonostante l’avanzare della moda dell’albero di Natale e nonostante la crisi economica in atto in Italia e che non permette grandi spese anche in questo settore. Le difficoltà del momento comunque non bloccano le tante iniziative già in atto in città con la realizzazione dei presepi in chiesa e nelle famiglie. Per la sua importanza e per la sua storia va segnalato il presepe del Convento dei Padri Passionisti in Itri. Da una settimana nel convento è al lavoro il maestro presepiale, esperto in questo settore, Antonio Lebone, che sta allestendo il presepe nella cappella laterale della Chiesa dei passionisti, dedicata a San Paolo della Croce. Dopo il successo dello scorso anno del mini-presepe realizzato sotto l’altare maggiore, quest’anno si ritorna al luogo abitudinario, dove il presepe è stato realizzato negli ultimi decenni da Fratel Modesto De Angelis, per lunghi anni di comunità ad Itri e dal 2011 nella comunità passionista di Airola (Bn). Il presepe in fase di allestimento è nella sana tradizione dei presepi classici con tematiche attuali. Occuperà l’intero spazio della cappella di San Paolo della Croce e sarà di particolare interesse artistico. In aiuto ad Antonio Lebone anche un esperto dell’arte antica, padre Cherubino De Feo, per lunghi anni parroco di Santa Maria Maggiore in Itri, e dal 1985 religioso della comunità passionista del Santuario della Civita, ove normalmente svolge il suo ministero sacerdotale. “Anche attraverso il presepe – afferma padre Rungi – si cerca di trasmettere il messaggio di amore, pace, solidarietà, gioia che viene dalla Grotta di Betlemme soprattutto in questo tempo di particolare difficoltà per le famiglie e per il territorio. Nel presepe si vuole trovare un segno di speranza e di rinascita, di vita e di serenità che spesso non si trova nella vita di tutti i giorni a contatto con i tanti drammi della società e del mondo d’oggi come quello che, anche se a distanza di migliaia di chilometri, viviamo nel profonda sofferenza umana, in seguito al disastroso tifone che ha ucciso nelle Filippine migliaia e migliaia di persone, compresi i tanti bambini di quell’amata e povera terra dell’Estremo Oriente. Nei segni e simboli del cristianesimo, vogliamo trovare la forza di stare vicino con la preghiera e con la solidarietà alla sofferenza dei piccoli di questa martoriata terra. Davanti alla sacra famiglia di Betlemme e Nazareth, fissando lo sguardo sul presepe, tutti ci sentiremo più motivati a fare il bene ed essere coerenti con la nostra scelta di vita cristiana”.


