Il SILP CGIL boccia l’impostazione del Ddl 1990 su sicurezza pubblica e prevenzione del disagio giovanile e denuncia il rischio di aumentare compiti e responsabilità per la Polizia di Stato senza rafforzare adeguatamente organici, formazione e tutele. La segreteria nazionale del sindacato è stata audita oggi presso la 1ª Commissione Affari Costituzionali del Senato nell’ambito dell’iter del provvedimento.
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Nel corso dell’audizione il SILP CGIL ha consegnato una memoria di analisi nella quale esprime forte contrarietà rispetto all’impostazione generale del testo, sostenendo che il disagio giovanile venga affrontato soprattutto attraverso strumenti di ordine pubblico.
«Siamo di fronte all’ennesimo provvedimento securitario e propagandistico che va in una direzione esattamente opposta rispetto alle reali esigenze di sicurezza dei cittadini – dichiara il segretario generale del SILP CGIL Pietro Colapietro –. Si affronta un tema complesso e delicato come il disagio giovanile scaricandolo interamente sull’ordine pubblico e sulle spalle degli operatori di polizia».
Colapietro sottolinea che agli agenti non può essere chiesto di sostituirsi alle scuole, ai servizi sociali e alle politiche territoriali e di inclusione. «Il disagio sociale e le forme di aggregazione giovanile non possono essere trattati esclusivamente come un problema di repressione o prevenzione di polizia», aggiunge.
Tra i punti criticati dal sindacato ci sono l’inasprimento degli strumenti preventivi, come l’avviso orale rafforzato, e l’estensione dell’accompagnamento e del trattenimento negli uffici di polizia. Secondo il SILP CGIL, queste misure comporterebbero più identificazioni, controlli, responsabilità e potenziali contenziosi per gli operatori, senza un parallelo rafforzamento di organici, formazione e coperture.
«La sicurezza vera non si fa aumentando la discrezionalità degli interventi sulla carta, ma fornendo agli operatori strumenti, organici, garanzie e formazione prima dell’entrata in vigore delle norme. Non dopo», afferma Colapietro.
Un altro nodo sollevato riguarda le modifiche organizzative previste dal Ddl 1990. Secondo quanto riportato dal sindacato, il provvedimento prevede 70 nuove posizioni dirigenziali nella Polizia di Stato, ma per garantire l’invarianza finanziaria ridurrebbe la futura capacità assunzionale per un valore equivalente a 186 agenti.
«È un paradosso inaccettabile e una scelta politica miope – prosegue Colapietro – perché da un lato si moltiplicano i compiti operativi e di controllo sul territorio, dall’altro si finanzia l’aumento dei dirigenti tagliando gli organici delle qualifiche operative che dovrebbero garantire quei controlli».
Il SILP CGIL precisa di non essere contrario alla riorganizzazione in sé né al rafforzamento della dirigenza, ma chiede che le nuove strutture previste siano accompagnate da dotazioni finanziarie e organiche supplementari, capaci di produrre benefici concreti sia per il personale sia per i cittadini.
Il sindacato ha quindi chiesto al Parlamento un ripensamento del Ddl 1990, indicando tre priorità: piena copertura finanziaria per le assunzioni, eliminando il taglio delle 186 posizioni operative; investimenti su formazione, tutela legale, sanitaria e psicologica degli operatori; una pianificazione della sicurezza che affianchi agli interventi di polizia risorse per welfare, scuola, servizi territoriali e politiche giovanili.
«La sicurezza reale delle persone si costruisce solo tenendo insieme prevenzione sociale, qualità della vita nei territori e condizioni di lavoro dignitosamente tutelate e adeguate per le donne e gli uomini delle forze di polizia. Tutto il resto è propaganda», conclude Pietro Colapietro.




