La promessa più ambiziosa della quinta manovra di Giorgia Meloni rischia di restare sulla carta. Il taglio dell’Irpef per il ceto medio — la riduzione dell’aliquota dal 43 al 33% sullo scaglione di reddito tra i 50mila e i 60mila euro — appare per ora congelato, secondo quanto riportano questa mattina il Sole 24 Ore e La Repubblica, che descrivono un confronto interno alla maggioranza svoltosi al Ministero dell’Economia.
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Il problema è semplice e brutale: le coperture non ci sono. Con le risorse limitate a disposizione, il governo si troverebbe costretto a scegliere, e la scelta sembrerebbe andare in un’altra direzione: concentrare gli interventi su anziani, persone fragili e giovani lavoratori, rinunciando alla misura fiscale che avrebbe beneficiato circa 3 milioni di contribuenti. Una platea considerata “contenuta” rispetto alle esigenze elettorali, e questo, secondo Repubblica, è un elemento tutt’altro che secondario nel ragionamento politico che sta condizionando le scelte.
Sul fronte sanitario, i tecnici starebbero lavorando a un bonus forfettario per anticipare le detrazioni sulle spese mediche sostenute fuori dal Servizio Sanitario Nazionale, in primis quelle odontoiatriche, che normalmente producono effetti solo l’anno successivo e solo per chi non è incapiente. Anticiparle per tutti è impossibile per ragioni di cassa, ma un’agevolazione su misura potrebbe vedere la luce. Sul lavoro, si ragiona sulla replica della detassazione degli incrementi contrattuali, mentre lo sconto fiscale sulle tredicesime viene rinviato a “tempi migliori”, con un orizzonte che guarda alla fine del 2027 — non a caso, dopo le prossime elezioni.
L’altra carta che il governo potrebbe giocare è l’estensione della flat tax per le partite IVA, portando la soglia dagli attuali 85mila a circa 100mila euro. Una misura che però richiederebbe una trattativa con Bruxelles, dato che l’allargamento imporrebbe modifiche contestuali alla normativa IVA europea.
Il dossier sul taglio dell’Irpef non è formalmente chiuso: una parte della maggioranza continuerà a premere per tenerlo in corsa. Ma il quadro che emerge oggi è quello di un governo che, alle prese con i conti pubblici, deve scegliere tra le promesse fatte agli italiani e la realtà dei numeri. E i numeri, per ora, stanno vincendo.




