Le motivazioni della sentenza della Corte d’Assise di Latina sulla morte di Satnam Singh, depositate il 6 ottobre, tornano al centro dell’intervento della CGIL e della FLAI CGIL di Frosinone e Latina. La condanna in primo grado di Antonello Lovato a 16 anni di reclusione per omicidio con dolo eventuale, pronunciata l’8 luglio scorso, viene richiamata dai sindacati insieme alla ricostruzione contenuta nelle motivazioni, che evidenzia la consapevolezza delle condizioni del lavoratore e la mancata attivazione tempestiva dei soccorsi.
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«Dalle motivazioni emerge un dato terribile: proteggere l’azienda e impedire che affiorasse il lavoro irregolare ha prevalso sulla vita di una persona. La Corte descrive una condotta mantenuta nonostante le ripetute sollecitazioni a prestare soccorso, seguita da azioni volte a occultare le tracce dell’accaduto. È questa la disumanizzazione che denunciamo: un lavoratore ridotto a un problema da allontanare», dichiarano Giuseppe Massafra, segretario generale della CGIL di Frosinone e Latina, e Hardeep Kaur, segretaria generale della FLAI CGIL di Frosinone e Latina.
Secondo quanto richiamato dai sindacati, la Corte riconosce il ruolo causale del mancato soccorso tempestivo e ricostruisce un contesto segnato dall’assenza di un regolare contratto e dalle violazioni delle norme in materia di salute e sicurezza. Nelle motivazioni vengono inoltre richiamate le condizioni di vulnerabilità del lavoratore nella valutazione della gravità del danno.
«Nessuna sentenza potrà restituire Satnam alla moglie e alla sua famiglia, alle quali rinnoviamo la nostra vicinanza. Ma l’accertamento delle responsabilità è un passaggio essenziale per rendere giustizia e dare forza a chi subisce sfruttamento, minacce e ricatti. Chi denuncia deve poter contare su protezione, assistenza e una concreta possibilità di uscire dalla propria condizione di dipendenza», proseguono Massafra e Kaur.
CGIL e FLAI CGIL di Frosinone e Latina, costituite parti civili nel processo, sottolineano anche il riconoscimento, contenuto nelle motivazioni secondo quanto riferito nella nota, del contributo delle parti civili all’accertamento dei fatti. I sindacati richiamano inoltre la piena applicazione della legge 199 del 2016 contro il caporalato, che ha rafforzato gli strumenti di contrasto all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro.
«La nostra responsabilità continua nei campi, nei luoghi di lavoro, negli sportelli e nella tutela legale. Chiediamo più personale e strumenti per gli organi di vigilanza, controlli coordinati e continuativi, piena attuazione dei protocolli sulla sicurezza e percorsi efficaci di emersione e protezione per i lavoratori sfruttati. Anche le imprese e le filiere devono assumersi fino in fondo le proprie responsabilità: il rispetto dei contratti e della sicurezza deve essere una condizione effettiva per operare».
«La memoria di Satnam ci impone di trasformare l’indignazione in un impegno quotidiano. Perché nessun lavoratore debba più scegliere tra il proprio sostentamento e la propria dignità, tra un salario e la propria vita», concludono Giuseppe Massafra e Hardeep Kaur.
La sentenza richiamata è di primo grado e non definitiva.




