Una Commissione congiunta Ambiente e Bilancio per fare chiarezza sulla diffida inviata dalla Curatela del Fallimento di Latina Ambiente al Comune e sulle possibili conseguenze per gli equilibri finanziari dell’Ente. A chiederla è Nazzareno Ranaldi, consigliere comunale di PerLatina2032, dopo la messa in mora notificata il 29 settembre 2026 per una richiesta pari a 17.971.268,96 euro a titolo di quota capitale relativa alle partite TIA 2006-2009 e ai conguagli dei Piani Economici Finanziari.
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«Con gli interessi di mora dal 2014 e il risarcimento del danno prospettato, la pretesa complessiva sfiora i 41 milioni di euro. Si tratta di una richiesta di parte, non accertata e contestata dagli uffici, ma di entità tale da poter incidere sugli equilibri finanziari dell’Ente», spiega Ranaldi.
Secondo quanto riferito dal consigliere, la diffida prevederebbe 15 giorni per individuare un responsabile del procedimento e 90 giorni per arrivare a una proposta transattiva, pena il ricorso alla Camera Arbitrale dell’ANAC. «Il tempo per decidere come difendere l’interesse della città è dunque già in corso», osserva.
Per questo Ranaldi ha chiesto la convocazione immediata della Commissione congiunta Ambiente e Bilancio, con la partecipazione dei dirigenti dei servizi Ambiente, Finanziari e Tributi. Tra i chiarimenti richiesti figurano l’esito del Tavolo tecnico concluso nel luglio 2014 e riaperto nel 2024, le valutazioni degli uffici sulle somme effettivamente dovute, l’eventuale domanda di ammissione al passivo per i crediti vantati dal Comune, gli accantonamenti nel fondo contenzioso e i pareri legali acquisiti.
Un altro nodo sollevato riguarda la transazione del 28 dicembre 2023, con la quale il Comune avrebbe definito con la Curatela un contenzioso per 6 milioni di euro. «Una domanda sorge inevitabile: perché quella transazione non ha ricompreso l’intera esposizione tra Comune e fallimento, compresa la partita TIA che la stessa Curatela rivendica oggi per quasi 18 milioni di capitale, già nota da anni attraverso la delibera di Giunta n. 658 del 2013, la nota del 2014 e i lavori del Tavolo tecnico?», domanda il consigliere.
Ranaldi riferisce inoltre di aver presentato una richiesta di accesso agli atti per acquisire documentazione da utilizzare durante i lavori della Commissione.
Il consigliere ricostruisce poi alcuni passaggi relativi a Lorenzo Palmerini, già commissario liquidatore di Latina Ambiente e curatore del fallimento dalla dichiarazione del 2016. Secondo quanto riportato nella nota, Palmerini avrebbe trattato per la Curatela anche la transazione del 28 dicembre 2023, dopo essere stato nominato presidente di ABC con decreto sindacale del 23 novembre 2023.
Ranaldi richiama quindi la delibera ANAC n. 157 del 16 aprile 2025, che, secondo quanto riportato nel comunicato, avrebbe dichiarato inconferibile l’incarico in ABC. «Il punto non è economico, ma di imparzialità e di compatibilità dei ruoli», afferma, chiedendo al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza di verificare se i ruoli ricoperti siano stati dichiarati e valutati al momento della nomina.
Il consigliere chiede inoltre di sapere se siano stati adempiuti tutti i passaggi successivi all’accertamento dell’inconferibilità, compresa la comunicazione all’interessato, l’eventuale procedimento previsto dall’articolo 18 del D.Lgs. 39/2013, il riscontro all’ANAC e la valutazione sugli atti adottati durante l’incarico.
Un ulteriore chiarimento riguarda le possibili conseguenze di un eventuale riconoscimento del credito sulla procedura fallimentare e sulla posizione degli altri creditori.
«Nessuno scaricabarile», sottolinea Ranaldi, ricordando come la vicenda attraversi tredici anni e amministrazioni diverse. «Ai cittadini non interessa stabilire a chi vada la colpa maggiore, ma sapere se oggi le difese siano pronte».
Secondo il consigliere, su una scelta di questa portata dovrebbe esprimersi il Consiglio comunale sulla base di un quadro documentato. «Nessun processo preventivo, nessun allarmismo: la richiesta è di pubblicità e di rigore. Il Comune deve arrivare ai termini della diffida con una posizione chiara, documentata e condivisa con il Consiglio, prima che scada il tempo utile per tutelare l’interesse pubblico», conclude Nazzareno Ranaldi.




