Il problema della casa non riguarda più soltanto chi non riesce a trovare un alloggio, ma sempre più spesso anche chi riesce ad accedervi e poi fatica a sostenerne il costo nel tempo. È questo il quadro tracciato da Salp C.A.S.A., che richiama l’attenzione su una domanda abitativa in profonda trasformazione, tra edilizia pubblica, affitti sempre più onerosi e crescita della cosiddetta fascia grigia.
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Secondo i dati richiamati dall’organizzazione, in provincia di Latina sarebbero circa 5mila le richieste di alloggio popolare, di cui circa 2mila concentrate nel capoluogo. Un dato che, viene sottolineato, si affianca alla crescita dei contratti di affitto a stanza, passati a Latina dai 477 del 2018 ai 910 del 2025, con un incremento del 90,8%.
A intervenire è Gian Luca Bolognesi, presidente di Salp C.A.S.A. Lazio e direttore tecnico nazionale, che richiama la necessità di ampliare il modo in cui viene letta l’emergenza abitativa.
«Quello che sta emergendo in questi giorni conferma una cosa che come Salp C.A.S.A. sosteniamo da tempo e cioè che l’emergenza abitativa non può più essere letta soltanto attraverso il numero delle persone in graduatoria per una casa popolare. Quella è una parte fondamentale del problema, alla quale bisogna dare risposte, ma accanto c’è una fascia sempre più ampia di cittadini che resta fuori dall’edilizia pubblica e contemporaneamente non riesce ad accedere al mercato privato», afferma Bolognesi.
Secondo il presidente di Salp C.A.S.A. Lazio, è proprio questa fascia grigia a rappresentare una delle sfide più importanti per le politiche abitative. «Se una persona lavora, percepisce un reddito ma non riesce comunque a sostenere il costo di un appartamento, siamo davanti a un problema che non possiamo liquidare come semplice difficoltà individuale. È un problema di sistema».
In questo quadro, il dato relativo agli affitti a stanza viene letto come un ulteriore indicatore delle difficoltà del mercato. «Il ricorso sempre più frequente all’affitto di una stanza non è più soltanto un fenomeno legato agli studenti. Quando in pochi anni i contratti per una stanza quasi raddoppiano, dobbiamo chiederci cosa sta succedendo al mercato degli affitti», sottolinea Bolognesi.
Per Salp C.A.S.A., una stanza diventa sempre più spesso una soluzione abitativa non solo per studenti, ma anche per giovani lavoratori, persone che si spostano per motivi professionali e singoli che vedono crescere il costo dell’abitare più velocemente della propria capacità economica. «È un indicatore dello stress abitativo che non possiamo ignorare», aggiunge Bolognesi.
Il sindacato degli inquilini ricorda di aver posto il tema della fascia grigia già nei mesi scorsi, anche nel confronto con Comune e ATER, sostenendo la necessità di non limitare il dibattito alla sola edilizia residenziale pubblica.
«Abbiamo parlato più volte di fascia grigia, anche nei confronti istituzionali, perché era evidente che la domanda stesse cambiando. Oggi quella lettura trova una conferma importante anche nel nuovo Piano Casa nazionale, che individua esplicitamente tra i destinatari proprio quelle categorie che hanno difficoltà ad accedere al libero mercato. Non è una questione teorica: è la realtà che vediamo ogni giorno nei nostri territori», evidenzia il presidente di Salp C.A.S.A. Lazio.
Nel comunicato viene richiamato anche il nuovo Piano Casa nazionale, che secondo quanto riportato punta alla realizzazione o al recupero di 100mila alloggi in dieci anni, intervenendo sul patrimonio pubblico esistente, sull’edilizia sociale e sulla rigenerazione urbana. Il piano prevederebbe inoltre il recupero di circa 60mila alloggi ERP oggi non assegnabili per esigenze di manutenzione.
A livello locale vengono citati anche i Piani di Zona, a partire da quello de La Rosa, che accanto all’edilizia residenziale pubblica prevedono interventi di edilizia convenzionata e agevolata e strumenti rivolti anche alla fascia grigia. Per Salp C.A.S.A. si tratta di segnali importanti perché indicano un progressivo allargamento della risposta abitativa.
La nota richiama inoltre quanto emerso durante la conferenza “Città nel Futuro 2030-2050” organizzata da ANCE a Roma, dove la casa è stata definita una “infrastruttura sociale strategica”, con l’indicazione di circa 300mila famiglie italiane in lista d’attesa per un alloggio pubblico e la richiesta di una strategia di lungo periodo su edilizia pubblica e sociale, riuso degli edifici dismessi e rigenerazione urbana.
«Per anni abbiamo parlato di emergenza casa pensando soprattutto a chi non poteva permettersi un’abitazione – conclude Bolognesi –. Oggi dobbiamo prendere atto che l’emergenza riguarda anche chi una casa riesce a pagarla, ma non riesce più a sostenerne il costo nel tempo. È un cambiamento profondo, che i numeri di Latina stanno raccontando molto bene. Il Piano Casa può essere un’occasione importante per affrontarlo, ma la sua efficacia si misurerà su una cosa molto concreta: se riuscirà a ridurre quella distanza sempre più grande tra il reddito delle persone e il costo di abitare».




