Oltre dieci ore di lavoro per riportare sulla vetta di Monte delle Fate uno storico cippo di confine del peso di oltre quattro quintali, ritenuto disperso da più di cinquant’anni. È l’impresa compiuta dal gruppo di escursionisti I Transumanti, che ha recuperato e riposizionato il cippo n. 33, una delle testimonianze materiali dell’antico confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie.
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Tutto ha avuto inizio dalla segnalazione di Franco Bassanelli del CAI di Rieti, pervenuta al gruppo dei Transumanti, che si è attivato tempestivamente per organizzare il riposizionamento del manufatto. Un lavoro di squadra realizzato con la dedizione che da sempre contraddistingue il gruppo.
«Il cippo n. 33 di Monte delle Fate è ritornato nella sua posizione, grazie al CAI di Rieti che l’ha ritrovato e ai Transumanti che l’hanno riposizionato», ha commentato Gaetano, anima storica dei Transumanti. «Perché facciamo queste cose? Perché ci piace la montagna e la natura. Queste cose ci gratificano, ci fanno sentire più liberi, più uomini di pace».
Una testimonianza dell’antico confine tra due Stati
I cippi di confine costituiscono una testimonianza materiale della storia politica e territoriale dell’Italia preunitaria. Tra il 1846 e il 1847 il confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie venne delimitato da una successione di cippi in pietra, numerati progressivamente dal Tirreno all’Adriatico: dal cippo n. 1, presso la foce del canale Canneto a Terracina, fino al n. 686 sulle rive del Tronto.
Ogni cippo presenta due facce principali, rivolte rispettivamente verso gli antichi territori pontifici e borbonici. Nella provincia di Latina, parte di questo antico confine continua ancora oggi a coincidere con gli attuali limiti amministrativi comunali.
L’impegno dei Transumanti nel recupero e nella valorizzazione dei cippi di confine nei Monti Ausoni prosegue dal 2018: quello di Monte delle Fate è il dodicesimo cippo riportato alla luce e ripristinato dal gruppo.
Oltre quattro quintali trascinati fino alla vetta
Questo riposizionamento si è rivelato il più faticoso e impegnativo. L’operazione è durata oltre dieci ore: iniziata intorno alle 8 di sabato 3 ottobre, si è conclusa alle 18.30.
A compiere materialmente l’impresa sono stati Luigi, Gaetano, Roberto, Davide e Franco dei Transumanti, supportati dagli amici Salvatore e Lorenzo, che hanno lavorato insieme per riportare il cippo nella sua posizione originaria.
Il manufatto giaceva tra gli arbusti alle pendici del Monte delle Fate, a circa 30 metri dalla vetta. Ancorato mediante cavi metallici e funi e movimentato attraverso attrezzature trasportate in spalla dalla zona del Querceto, è stato trainato verso la cima lungo un versante con una pendenza media di circa il 30%. Il suo peso è stimato in oltre quattro quintali.
Il recupero entra nel progetto del Cammino dei Cippi
A documentare l’intera operazione attraverso fotografie e riprese video era presente Jessica Brighenti, pianificatrice territoriale e artista, incaricata dal Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi del racconto e della progettazione del Cammino dei Cippi sui Monti Ausoni, nel tratto compreso tra Quercia del Monaco, a Lenola, e la Torre dell’Epitaffio, a Terracina.
Il Cammino dei Cippi nell’area protetta nasce dalla volontà dell’Ente Parco di valorizzare il patrimonio culturale, naturalistico e paesaggistico rappresentato dai cippi di confine e si inserisce nell’ambito di un’azione di conoscenza e valorizzazione avviata da tempo sul territorio.
Alla progettazione e mappatura dell’itinerario si affianca la realizzazione di un “Taccuino di Cammino” illustrato, curato dalla progettista come un vero diario di viaggio: disegni, annotazioni e suggestioni raccolte sul campo accompagneranno il lettore alla scoperta dei Monti Ausoni e del loro paesaggio.
Il progetto è ormai nella sua fase conclusiva e il ritrovamento e il riposizionamento del cippo di Monte delle Fate entreranno a far parte sia dell’itinerario sia del racconto del Taccuino.
I Transumanti hanno fornito fin dall’inizio un prezioso contributo alla definizione sul campo del Cammino, accompagnando la progettista nei sopralluoghi di studio, ricognizione e annotazione. La presenza durante il recupero del cippo n. 33 ha permesso così di documentare in prima persona anche questa pagina di custodia spontanea e partecipata del patrimonio storico dei Monti Ausoni.







