Più uomini e risorse alle Forze dell’Ordine, maggiori controlli e una strategia permanente contro criminalità e spaccio, ma senza ricorrere alla militarizzazione della città. È la posizione espressa da Massimo Perrone dell’Accademia della Legalità, che interviene nel dibattito sulla sicurezza dopo l’omicidio avvenuto il 16 settembre nei pressi dell’Immacolata e prende le distanze dalla proposta avanzata da Futuro Nazionale sull’impiego dei militari in strada. Il ricorso alle Forze Armate per rafforzare il controllo del territorio era stato indicato dal consigliere comunale e responsabile provinciale di Futuro Nazionale Alessandro Fanti tra le misure da adottare dopo il grave episodio di sangue.
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«È evidente che Latina abbia bisogno di maggiore sicurezza e di una presenza più forte e capillare delle Forze dell’Ordine. Su questo credo che nessuno possa avere dubbi. Quello che invece non condivido è l’idea messa in campo da Fanti e che la risposta debba essere quella di vedere l’Esercito pattugliare le strade della nostra città», afferma Perrone.
Secondo Perrone, la situazione richiede interventi decisi ma affidati principalmente alle forze di polizia. «Latina non è Palermo e non siamo di fronte a una città nella quale si stanno consumando stragi di mafia. Abbiamo un problema serio di criminalità, di spaccio e di sicurezza urbana, che va affrontato con determinazione, ma senza trasformare Latina in una città militarizzata».
Per Perrone, l’Esercito può svolgere in determinati contesti funzioni di supporto e presidio, mentre il contrasto alla criminalità e allo spaccio e le attività investigative richiedono soprattutto gli strumenti delle forze di polizia. La richiesta è quindi quella di rafforzare organici, risorse, pattuglie, controlli e capacità investigativa di Questura, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale, nel rispetto delle rispettive competenze.
«Ma c’è una questione ancora più importante. Su un tema così grave dovrebbe indignarsi tutta la politica. Dovrebbe esserci il coraggio di scendere in piazza, di stare accanto ai cittadini e di prendere una posizione netta, senza ambiguità, contro il mondo della droga, contro il malaffare e contro ogni forma di criminalità», prosegue Perrone, chiedendo un impegno trasversale delle forze politiche.
Nel suo intervento, Perrone invita inoltre a contrastare quella che considera una rappresentazione della città legata esclusivamente a criminalità, droga e degrado. «Questo non è il destino di Latina. Ma per cambiare davvero le cose serve un colpo di reni della politica. Serve che la politica smetta di inseguire l’emergenza del giorno e inizi a costruire una strategia seria e permanente contro la criminalità».
Il rappresentante dell’Accademia della Legalità torna quindi direttamente sul confronto con Futuro Nazionale: «Ancora una volta, davanti a tutto questo, mi trovo a pensare che ho fatto bene ad aprire gli occhi su Futuro Nazionale. Perché se l’obiettivo è davvero cambiare la politica, rinnovare profondamente questo Paese e contribuire a rivoluzionare un sistema che non funziona, non è certamente questo il modo di fare politica».
«Io non credo nella militarizzazione della nostra città. Credo nella presenza dello Stato. Credo nelle Forze dell’Ordine. Credo nelle indagini. Credo nella prevenzione. Credo nel contrasto senza sconti alla criminalità. E credo che tutta la politica, nessuno escluso, debba assumersi finalmente la responsabilità di questa battaglia», conclude Perrone.


