Procedure per le nomine dei docenti ancora al centro delle contestazioni e temperature elevate all’interno degli edifici scolastici. Sono le due principali criticità segnalate dalla Gilda degli Insegnanti di Latina alla vigilia del nuovo anno scolastico, con problemi che riguardano sia l’organizzazione del personale sia le condizioni nelle quali docenti e studenti si preparano a tornare nelle aule.
Leggi sullo stesso argomento
LATINA | Videosorveglianza, approvati i progetti di otto Comuni per rafforzare la sicurezza
LATINA | “Insieme con il Pellegrino sulla Via della Pace”: la Polizia di Stato parte da Roma e attraversa il Lazio pontino fino a Monte Sant’Angelo
LATINA | Pediatric Simulation Games, trionfa l’Università di Padova: oltre 40 squadre in gara
Sul fronte delle nomine, il sindacato segnala difficoltà legate al sistema informatizzato e alle graduatorie provinciali per le supplenze. In alcuni casi, secondo la Gilda, il sistema avrebbe restituito un calcolo non corretto degli anni di servizio dichiarati ai fini delle GPS, con possibili conseguenze sul punteggio e sull’attribuzione degli incarichi. Un problema rilevato da alcuni insegnanti dopo le assegnazioni e che, con la chiusura delle relative funzioni del sistema, non sarebbe più correggibile attraverso gli uffici territoriali.
«Ancora una volta ci troviamo a fare i conti con procedure che dovrebbero garantire trasparenza e certezza nell’assegnazione degli incarichi e che invece finiscono per generare dubbi, reclami e situazioni difficili da correggere – afferma la coordinatrice provinciale della Gilda, Patrizia Giovannini –. Il problema è particolarmente grave quando un errore nel calcolo del punteggio può incidere concretamente sulla posizione in graduatoria e quindi sulla possibilità di ottenere una determinata sede».
Tra le novità di quest’anno c’è il cosiddetto ripescaggio nei turni successivi, meccanismo che può attenuare gli effetti della mancata assegnazione quando non risulta disponibile una delle sedi indicate dal docente. Le maggiori criticità, tuttavia, riguarderebbero ancora una volta il sostegno.
«Nel primo turno infatti – spiega Giovannini – a fronte di oltre mille nomine complessive sul sostegno nella scuola secondaria di primo e secondo grado, soltanto 600 hanno interessato docenti individuati sulla base della posizione in graduatoria. Una situazione che ha lasciato fuori, almeno temporaneamente, numerosi insegnanti che negli anni precedenti avevano ottenuto incarichi e che non hanno potuto fare ritorno nelle medesime sedi».
Per la Gilda resta centrale il rapporto tra continuità didattica e rispetto delle graduatorie. «La priorità dovrebbe essere garantire contemporaneamente il diritto degli studenti alla continuità didattica e il rispetto delle graduatorie e delle titolarità dei docenti. Il meccanismo della conferma per continuità però, così come è stato costruito, non sempre riesce a conciliare queste due esigenze. Ci sono situazioni in cui la continuità viene meno, ad esempio quando l’alunno ha concluso il proprio ciclo di studi, e soprattutto chi non è rientrato nel cosiddetto turno zero può non avere accesso alla riconferma per continuità», prosegue la coordinatrice.
La soluzione indicata dal sindacato passa dalla stabilizzazione dei docenti specializzati sul sostegno. «Continuiamo a sostenere che l’unico modo per garantire realmente la continuità sul sostegno, dove questa è fondamentale, sia assumere i docenti specializzati su tutti i posti disponibili, compresi quelli in deroga. Solo così si può dare stabilità agli alunni e, nel contempo, valorizzare la professionalità di docenti che da anni lavorano nella scuola».
Alle difficoltà organizzative si aggiunge l’emergenza caldo. Gli istituti pontini sono già aperti per le attività preparatorie, ma secondo la Gilda molti edifici non dispongono di sistemi adeguati per affrontare temperature particolarmente elevate.
«Nelle nostre scuole la climatizzazione riguarda gli uffici di presidenza e quelli amministrativi, mentre aule e spazi destinati agli studenti e al personale docente non dispongono di sistemi adeguati per fronteggiare condizioni climatiche come quelle che stiamo vivendo – denuncia Giovannini –. Il disagio è già evidente in questi giorni e rischia di diventare ancora più pesante con il rientro degli alunni, soprattutto nelle scuole dell’infanzia e primarie dove c’è il doppio turno».
Per il sindacato il problema non può essere considerato esclusivamente stagionale, ma deve essere inserito nella più ampia questione dell’edilizia scolastica. «Non possiamo continuare a considerare l’emergenza caldo come un fatto episodico. È un problema che si inserisce in una situazione strutturale già critica, soprattutto nel centro-sud, dove molti edifici scolastici sono vetusti e non adeguati agli effetti del cambiamento climatico. La sicurezza e il benessere di studenti e lavoratori non possono essere affidati all’emergenza del momento. Servono interventi strutturali, investimenti e una programmazione seria. Anche le risorse del PNRR non hanno risolto una questione che la scuola italiana si trascina da anni».
«Non possiamo rassegnarci all’idea che ogni settembre debba essere sinonimo di emergenza. Docenti, studenti e famiglie – conclude Patrizia Giovannini – hanno diritto a un sistema scolastico che funzioni, con procedure trasparenti, organici adeguati e ambienti sicuri e dignitosi».


