Un arrestato e due denunciati. Si è conclusa così la serata in Questura per i tre presunti responsabili dell’aggressione antisemita avvenuta nel pomeriggio del 16 settembre in piazzale delle Bande Nere a Milano: in manette è finito un ventenne tunisino, che avrebbe materialmente sferrato un calcio a un rabbino sessantenne. Gli hanno strappato la kippah, lo hanno deriso e poi, secondo il suo racconto, lo avrebbero colpito alla fermata dell’autobus.
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La polizia, poco dopo il fatto, ha rintracciato in metropolitana i tre giovani aggressori e li ha portati in questura per gli accertamenti del caso. L’arrestato è un 20enne di origine tunisina, mentre il fratello 19enne e un loro amico 22enne di origine marocchina sono stati denunciati. Sono residenti fuori città e già noti alle forze dell’ordine per fatti di microcriminalità.
Al termine dell’udienza per direttissima, la giudice Sofia Fioretta ha convalidato l’arresto del ventenne e disposto nei suoi confronti l’obbligo di firma due volte alla settimana. Il giovane dovrà affrontare un processo per propaganda e istigazione per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. La prima udienza è stata fissata per il 12 novembre. Nei confronti del fratello 21enne, lasciato in libertà, è stato inoltre notificato dalla Questura un foglio di via con divieto di ritorno a Milano per un anno.
Fuori dall’aula, il fratello dell’arrestato ha respinto con forza le accuse: “Non siamo razzisti. Nella denuncia c’è scritto che lo abbiamo preso a calci. Hanno descritto un film. Se vedono le videocamere, eravamo fermi. Nessuno ha tirato un pugno o l’ha colpito all’inguine. Siamo i primi a sapere che cosa vuol dire essere diversi. A me non interessa che sia ebreo, io vedevo solo un telefono che ci riprendeva senza un motivo.”
La comunità ebraica di Milano ha espresso vicinanza al rabbino aggredito: “Quando una persona è fatta oggetto di odio semplicemente perché indossa i segni della sua fede religiosa non è in pericolo solo chi subisce, ma tutta la convivenza civile.“


