Un nuovo shock energetico potrebbe pesare sull’economia italiana per tutto il 2027. Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio, elaborate insieme al Centro Europa Ricerche, nello scenario più sfavorevole, con il petrolio Brent stabile a 140 dollari al barile, l’inflazione media salirebbe al 3,7%, i consumi reali delle famiglie si ridurrebbero di circa 250 euro pro capite, per un totale di 6,5 miliardi, e la crescita del Pil scenderebbe allo 0,6%. Nello scenario di base, con il Brent intorno ai 100 dollari, l’inflazione si fermerebbe invece intorno al 3%.
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Lo riporta un’analisi di Facile.it, che mette in evidenza come la differenza tra i due scenari rappresenti il nodo principale per l’anno prossimo: un aumento dell’inflazione di questa portata si traduce in una perdita di potere d’acquisto che si ripercuote su consumi e Pil. Nello scenario più critico, le spese obbligate, energia, alimentari, trasporti, raggiungerebbero il 42,9% dei consumi totali delle famiglie, una quota che Confcommercio definisce senza precedenti per l’Italia. L’inflazione sui consumi obbligati salirebbe al 5,9%, più del doppio rispetto al 2,3% stimato per i consumi liberi.
Uno dei fattori strutturali che penalizza l’Italia rispetto agli altri Paesi europei è la composizione del mix energetico nazionale. Nel 2025 il 43,7% dell’elettricità italiana è stato generato da centrali a gas, contro il 18,2% della Spagna, il 17,6% della Germania e appena il 3,2% della Francia, che si appoggia prevalentemente al nucleare. Questo si riflette sul costo dell’energia elettrica: in Italia si paga fino a circa 70 euro per MWh in più rispetto a Francia, Germania e Spagna. A pesare anche il costante aumento degli oneri di sistema: tra il 2021 e il 2025 sono cresciuti del 33,9% in Italia, mentre in Spagna e Germania sono calati rispettivamente dell’11,7% e del 22,6%.
I segnali dal mercato sono già preoccupanti. A settembre 2026 il gas sul mercato europeo Ttf risultava in aumento del 161,2% su base annua, mentre il petrolio segnava un +55,7% dall’inizio dell’anno e un +62,6% rispetto a settembre 2025.
L’impatto non riguarda solo le famiglie. Per le imprese del commercio, del turismo e della ristorazione la bolletta elettrica del secondo semestre 2026 potrebbe registrare un aggravio superiore a 1 miliardo di euro. La ripartizione stimata indica 494 milioni a carico dei negozi, 207 milioni per i ristoranti, 164 milioni per gli hotel, 111 milioni per i bar e 50 milioni per la grande distribuzione.
Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli ha chiesto al governo interventi immediati per contenere i costi energetici, tra cui la diffusione di contratti di acquisto in forma aggregata per garantire prezzi stabili nel lungo termine, un intervento sugli oneri di sistema e un’accelerazione su rinnovabili e reti di accumulo.


