Nella cornice del Chiostro di San Domenico, il sassofonista e compositore Alfredo Cerrito ha dato vita a una performance d’improvvisazione per sassofono, live electronics e poesia nell’ambito della rassegna «Cinema sotto le Stelle – Dal mito al pubblico». Un intervento plasmato sull’ascolto, che ha messo al centro della riflessione il tema del conflitto: musicale, interiore, interpersonale e tra i popoli, fino alla ricerca di una sintesi comune e condivisa.
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«Nulla era scritto, tutto accadeva – racconta Cerrito – L’esibizione è stata un flusso in continua evoluzione, prendeva forma e si trasformava nel corso della performance». La ricerca artistica si inserisce nel percorso tracciato dal recente progetto «Anatomia Distantiae» e riflette la traiettoria internazionale dell’arrangiatore e direttore d’orchestra, già attivo tra Europa, Asia e Medio Oriente con il Duo 8 e 15, insieme alla pianista Anna Lisa Giordano, con cui si è esibito anche al Teatro Nazionale di Baghdad. Cerrito è inoltre autore presente in festival di computer music, sound art e ricerca contemporanea da Parigi a Seoul e ha collaborato con Morgan al programma «StraMorgan» su Rai2, curandone arrangiamenti e direzione musicale.
Nell’esibizione a Fondi, Cerrito ha tradotto le dinamiche dello scontro in materia sonora attraverso impulsi, respiri e rumori catturati e rielaborati dall’elettronica.

«In questo processo – riconosce Cerrito – la musica non si è limitata a descrivere la frattura, intesa sia come discontinuità dell’architettura musicale sia come punto di rottura tra noi e l’altro, ma ne ha riflesso il comportamento. Gli elementi, per così dire, inconciliabili si sono contaminati fino a dare vita a un unico tessuto sonoro. Il conflitto diventa quindi sinonimo di metamorfosi, aprendo alla possibilità di una ricomposizione». Al centro della performance anche il rapporto tra il sassofono e l’elettronica, utilizzata per raccogliere, frammentare e ampliare i suoni prodotti durante l’esecuzione.
«In questa performance ho voluto che il sassofono uscisse dalla dimensione di semplice strumento solista per diventare il vero modulatore dell’intero ambiente musicale – spiega Cerrito –. Ogni respiro, ogni attacco meccanico o gesto fisico è materia viva che l’elettronica raccoglie, frammenta e dilata. Ma il digitale resta solo un mezzo: all’origine c’è e deve esserci sempre la creazione umana. Non è la tecnologia il centro della ricerca, ma ciò che attraverso di essa può essere raccontato». Ad arricchire la trama acustica è stata la poesia polilinguistica di Giulia Malizia, autrice del testo e voce narrante. La presenza simultanea di lingue differenti ha ampliato la riflessione dal suono alla parola e dal contrasto all’ascolto, interrogandosi sul destino delle relazioni umane.
«Attraverso l’elaborazione delle sonorità cerco di creare una metafora dell’uomo e delle distanze che costruiamo – conclude Cerrito – Anche due suoni, esattamente come due persone o due popoli, possono respingersi, scontrarsi e sembrare del tutto inconciliabili. Il senso del mio lavoro non è dare risposte facili o proporre una rappresentazione semplicistica della pace, intesa nel suo senso più ampio, ma chiedere al pubblico se ciò che è entrato in conflitto possa trasformarsi senza perdere la propria identità, fino a trovare uno spazio comune di condivisione, in cui ascoltarsi e coesistere».






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