Un terremoto politico e finanziario è appena partito dalle stanze della Corte di Cassazione: stamattina un gruppo di cittadini e di professionisti (tra i quali la Dott.ssa Carmelina De Luca che cura la rubrica Fisco in pillole) si sono ritrovati al “Palazzaccio” per la sottoscrizione dei verbali dei due progetti di legge di iniziativa popolare che metteranno i cittadini al centro della tutela dei diritti dei contribuenti. È qui che sono stati depositati i verbali di due progetti di legge di iniziativa popolare che promettono di far tremare i colossi del recupero crediti e i vertici di Agenzia delle Entrate-Riscossione. Al centro del dossier c’è una cifra drammatica: circa 5 milioni di procedimenti esecutivi in Italia che hanno strappato case, negozi e dignità a cittadini e piccoli imprenditori, spesso per cifre che, secondo i bilanci delle banche, non esistevano più.
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Il grande inganno delle cartolarizzazioni: venduti i debiti già “scontati” dal Fisco
A tutt’oggi ancora non vi è previsione legislativa che obblighi l’agenzia delle entrate riscossione ad annullare i suoi atti qualora palesemente illegittimi nonostante sia ente pubblico e diretto strumento della capofila agenzia delle entrate. Anche l’istituto dell’autotutela, ormai disciplinata dal D. Lgs 219\2023 che ha abrogato le precedenti disposizioni di legge, è totalmente ignorato dalla riscossione. Appare chiara la necessità di legiferare queste casistiche a tutela dei contribuenti costretti a ricorrere al giudice competente con ulteriore aggravio di costi oltre il sussistere del pregiudizio dei suoi interessi soprattutto nel caso di procedure cautelari ed esecutive. Il progetto di legge prevede anche l’automatico risarcimento del danno pari al 20% del valore della illegittima richiesta. Per quanto concerne invece, i debiti bancari oggetto di cartolarizzazione con il progetto di legge si chiede sia disciplinato l’obbligo delle banche e finanziarie di proporre l’acquisto al debitore al medesimo prezzo di cessione a soggetti terzi, aumentato delle spese di gestione. E solo in caso di rifiuto la creditrice è libera di procedere alla cessione a terzi ma con obbligo di presa visione del contratto di cessione o deposito del medesimo in caso di lite. Non solo. Con il progetto di legge si chiede di formalizzare con chiarezza che al debitore ceduto non può essere richiesto l’intero debito storico ma la somma risultante dalla contabilità a seguito delle rettifiche annuali e cancellazione di quota parte dal bilancio della banca.
La contromossa: il “diritto di riscatto” per il cittadino
La materia è già disciplinata da altre norme, Principi Contabili Internazionali che sono il faro delle direttive europee e delle Circolari della Banca d’Italia nonché il Tuir, ma la assenza specifica dal Codice Civile trae in inganno la platea istituzionale. La cancellazione di quota parte del credito deteriorato dalla contabilità equivale alla sua rinuncia unilaterale che consente ai creditori di avere benefici fiscali e di conseguenza non può essere chiesto al debitore. Ciò significa che, in tutte le esecuzioni e procedure concorsuali o di composizione della crisi, le Spv, Special Purpose Vehicle, hanno chiesto ai debitori somme ormai estinte e non più dovute. In Italia si stimano circa 5 milioni di procedimenti in cui gli italiani hanno perso la loro casa e la bottega in cui svolgevano la loro attività. Nei casi più gravi hanno subito fallimento. La differenza tra il dovuto ed il richiesto è sostanziale. L’indebitato, spesso incolpevole, poteva e può riabilitarsi se la richiesta corrisponde al debito risultante dalla contabilità aziendale della banca e non quello degli estratti conto redatti in difformità dalla quest’ultima. Gli Npl sono diventati un affare plurimiliardario a danno dei debitori che ignari perdono tutto, anche la loro dignità. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei due progetti di legge di iniziativa popolare i cittadini sono chiamati ad essere partecipi alla trasformazione civile del nostro futuro.


