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Mondoreale > Blog > Cultura & Eventi > MondoCultur@le > CINEMA | La grande resistenza del cinema libanese
Cultura & EventiMondoCultur@le

CINEMA | La grande resistenza del cinema libanese

Ultimo aggiornamento: 6 Giugno 2026 13:30
Antonella Rizzo Pubblicato 6 Giugno 2026
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Si è conclusa il 29 maggio con uno straordinario successo la prima edizione del Festival del Cinema Libanese in Italia, ospitata al Cinema Barberini di Roma. Dieci proiezioni hanno guidato il pubblico alla scoperta della ricchezza e della diversità del cinema libanese contemporaneo, registrando una partecipazione eccezionale: tutti gli appuntamenti serali sono andati sold out, a conferma del forte interesse suscitato dalla manifestazione. Il Festival è stato ideato, organizzato e prodotto dall’associazione Cinema senza Frontiere, su iniziativa della Presidente Sara Abou Said, insieme alle fondatrici Sarah Hajjar, Maria Cristina Rigano e Francesca Noia – van der Staay, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo culturale tra Italia e Libano attraverso il linguaggio del cinema. In un contesto internazionale segnato da crisi e conflitti, il Festival ha ribadito il valore della cultura come strumento di resistenza e comprensione, restituendo una dimensione profondamente umana alle storie raccontate sullo schermo. Tra gli ospiti di maggiore rilievo, Mounia Akl – tra le voci più autorevoli del nuovo cinema libanese – ha presentato in qualità di attrice A Sad and Beautiful World di Cyril Aris (Premio del Pubblico alle Giornate degli Autori 2025) e Costa Brava, Lebanon, suo esordio alla regia presentato a Venezia nella sezione Orizzonti. Grande partecipazione anche per il regista Wissam Charaf, presente con Dirty, Difficult & Dangerous, e per la regista Lana Daher, che ha presentato il documentario Do You Love Me, vincitore del premio principale al Festival UnArchive 2026 di Roma. L’attrice Wafa’a Céline Halawi ha inoltre raccontato l’esperienza del film Ritratto di un certo oriente, sottolineando i temi del dialogo e della convivenza tra diverse culture. Le proiezioni di West Beirut, South Lebanon e Story of a Village Under Siege hanno offerto uno sguardo approfondito sulla Guerra del Libano, mentre la tavola rotonda “Patrimonio e Cinema” ha esplorato il ruolo del cinema nella trasmissione della memoria collettiva, moderata da Sarah Hajjar, con la partecipazione del giornalista Riccardo Cristiano, della regista Lana Daher e dell’attrice Wafa’a Céline Halawi. Lana Daher ha illustrato il proprio lavoro di recupero delle immagini d’archivio, mentre Wafa’a Céline Halawi ha evidenziato la forza del cinema come strumento di dialogo e comprensione, citando Ricardo Karam: “Dietro ogni numero c’era un nome. Un volto. Una vita in movimento.” L’iniziativa del Festival del Cinema Libanese in Italia è promossa dall’Istituto Culturale Italo Libanese (ICIL) e organizzata dall’associazione culturale Cinema senza Frontiere, con il sostegno dell’Ambasciata del Libano in Italia e con il sostegno e contributo della Fondazione Med-Or. Il Festival del Cinema Libanese desidera inoltre ringraziare tutti gli sponsor e partner che hanno contribuito alla realizzazione della rassegna: AssadaKah, Beewired, Beirut Beer, Cosmo, Corpo10, Château Ksara, GNS Press, KmetroO, MEA, Rifai, Mandaloun, Urban Garden, il Cinema Barberini, Black Light Film, International Couture e il Festival du Cinéma Libanais en France per la preziosa collaborazione. Questa prima edizione ha dimostrato come il cinema possa essere un potente strumento di memoria, dialogo e incontro tra culture, capace di restituire complessità e umanità alle storie del nostro tempo.

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