Maxi operazione antimafia nella Capitale, dove i Carabinieri hanno eseguito 18 misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta su un presunto gruppo criminale attivo nel traffico di droga, come riportato dall’agenzia di stampa AdnKronos anche nelle estorsioni e nella gestione violenta delle piazze di spaccio. Il provvedimento, disposto dal Gip di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, prevede 16 arresti in carcere e 2 ai domiciliari.
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L’indagine, avviata nel maggio dello scorso anno, avrebbe documentato l’attività di un’organizzazione criminale ritenuta tra le più pericolose della Capitale, impegnata nell’importazione dall’estero e nella distribuzione all’ingrosso di grandi quantitativi di droga destinati a diverse piazze di spaccio romane. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe fatto ricorso ad armi, minacce e violenze per controllare il territorio e recuperare crediti legati agli stupefacenti.
Tra gli episodi ricostruiti figurano il sequestro del padre di un intermediario, prelevato a Sulmona e portato in un’abitazione tra Abruzzo e Lazio, dove sarebbe stato minacciato con una pistola per ottenere la restituzione di 200mila euro. Contestate anche estorsioni nei confronti di intermediari e pusher, tra cui un episodio in cui una vittima sarebbe stata picchiata all’interno di una chiesa per la consegna di 35mila euro.
Le indagini hanno inoltre fatto emergere contrasti con un gruppo rivale per il controllo delle piazze di spaccio, culminati in due tentati omicidi avvenuti nel quartiere Tuscolano il 23 novembre e l’11 dicembre 2025. In quelle occasioni furono esplosi numerosi colpi d’arma da fuoco in strada, con due persone rimaste ferite e grave rischio per eventuali passanti.
I Carabinieri avrebbero anche sventato almeno cinque ulteriori attentati tra il 14 e il 19 aprile 2026. Per portare a termine gli agguati, i vertici dell’organizzazione avrebbero reclutato un killer cileno arrivato dalla Spagna e nascosto, insieme ad altri membri del commando, in una villetta a Ciampino.
Un ulteriore filone dell’inchiesta riguarda i presunti collegamenti con il carcere di Rebibbia. Dalle intercettazioni sarebbe emersa la capacità del gruppo di mantenere contatti con detenuti di alto profilo criminale, condizionare alcune assegnazioni interne e commissionare spedizioni punitive nei confronti di altri reclusi.


