Mentre a Latina si preparava il prestigioso Concorso Internazionale di Fotografia, Fabio D’Achille – curatore di MAD Museo d’Arte Diffusa e direttore del MadXI Museo Contemporaneo – è stato a Sofia in occasione della Giornata del Made in Italy tornando ad esporre in Confindustria Bulgaria dopo l’esposizione diffusa (Contemporary Italian Art in Bulgaria) di venti artisti contemporanei italiani.
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Questa mostra vede protagoniste le immagini fotografiche del progetto ENCORE dell’artista Vincenzo Cotesta, classe 2004, ispirato dalla fotografia giapponese e dal Surrealismo. Ad oggi, Vincenzo è studente (all’ultimo semestre) di fotografia all’Accademia di Belle Arti di Roma. Esordisce con la serie Encore (2024) composta da due progetti fotografici opposti sia visivamente che concettualmente, ma che sono in realtà “facce della stessa medaglia”. La prima “Atoms”, è uno studio, una ricerca sul corpo, sulle sue forme, e sulle sue prospettive. La seconda “Mantra”, è una ricerca sulla figura umana che, qui, non è materica ma eterea, ed è sublimata dalla sua caratteristica puramente fisica.
LE PAROLE DI VINCENZO COTESTA
“Ho pensato di voler mantenere un piccolo formato 18x24cm in quanto sento il bisogno di un rapporto più intimo tra lo spettatore e lo scatto, vorrei che le persone si avvicinassero ed entrassero in contatto con la fotografia così come ho fatto io attraverso il mirino della macchina fotografica“, ha dichiarato Vincenzo Cotesta.
L’INTERVENTO DI FABIO D’ACHILLE
“Questi scatti sono allestiti come fossero dei dittici; il giovanissimo autore italiano (che vive a Roccagorga in provincia di Latina) propone ventidue scatti fotografici che portano intimamente il visitatore a contatto con le sue visioni. Il fascino del bianco e nero restituisce al corpo femminile una sua profonda sinuosità. Il corpo — dichiara Fabio D’Achille — diventa immediatamente paesaggio e il contrasto delle silhouette femminili s’incontra con un studio personalissimo delle ombre e delle forme narrate. Il segno di Vincenzo Cotesta è netto quasi inequivocabile. L’intimità e la fascinazione femminili collimano in questi dittici nel particolare profondo, nelle molteplici tonalità di grigio e nelle precise linee spaziali tra la donna e il vuoto che la circonda e la riempie. Quando s’incontrano visivamente la pelle, le ossa, i muscoli, lo spazio si colma di percezione diretta mentre nella foto opposta la sagoma è unica e sola nello spazio… c’è il tempo di respirare un attimo e di cercare la foto successiva per ripetere l’emozione nuovamente. Il tutto succede undici volte… in ventidue scatti!“, conclude Fabio D’Achille.









