È un gioco degli equivoci, che fa sorridere e riflettere, quello che emerge nella commedia “Due dozzine di rose scarlatte”, pronta a tornare in scena al Teatro Prati dal 24 aprile al 31 maggio 2026. Non è casuale la data scelta per il debutto sul palco di questo testo, scritto nel 1936 da Aldo De Benedetti, poiché il 25 aprile si ricorda le Festa della Liberazione e l’autore, uno dei più brillanti commediografi del nostro Novecento, era di origine ebrea. Per questo motivo visse sulla propria pelle il dramma dell’esclusione non potendo firmare le sue opere a causa delle leggi razziali fasciste del 1938. I suoi lavori continuarono a circolare, ma in chiave anonima o spesso sotto prestanome. Questa commedia, scritta in origine per Vittorio De Sica e Giuditta Rissone e portata dallo stesso De Sica sugli schermi cinematografici nel 1940, è un meccanismo perfetto che il direttore artistico del Teatro Prati, Fabio Gravina, ha voluto mettere in risalto firmando anche la regia. “Due dozzine di rose scarlatte” è una di quelle pièce argute ed eleganti in cui il gioco delle coppie si mostra come un imprescindibile motore narrativo.
Un testo umoristico e brillante, tra i più rappresentati in Italia, che funziona da più di settanta anni perché dispensa leggerezza, emozioni e risate coinvolgendo piacevolmente il pubblico. Sul palco del Teatro Prati il protagonista è lo stesso Gravina, nel ruolo di Alberto Verani, affiancato da Sara Religioso nel ruolo della moglie Marina, Antonio Conte nel ruolo dell’amico Tommaso Savelli e Francesca Antonucci nel ruolo di Rosina, la cameriera. Le scene e i costumi sono firmati da Francesco De Summa, mentre le musiche originali sono del M° Mariano Perrella. La trama appassiona e tiene con il fiato sospeso. In un matrimonio fin troppo fedele, la moglie, forse trascurata, comincia a sentire voglia di evasione e organizza un viaggio da sola, il marito, complice l’amico avvocato, ne approfitta per tentare di avvicinare una bella contessa inviando due dozzine di rose scarlatte con lo pseudonimo mistero. Ma il mazzo per errore arriverà alla moglie. Da questo equivoco si sviluppa una storia parallela sul desiderio e la necessità di sognare, un percorso iniziatico che ci fa riflettere sulle nostre debolezze. Portare in scena “Due dozzine di rose scarlatte” a ridosso del 25 aprile significa ricordare che la libertà è anche la possibilità di sorridere delle proprie fragilità e, soprattutto, rappresenta il tributo ad un grande autore che ha saputo sconfiggere dittatura con l’arma più affilata di tutte: la sua elegantissima ironia. Teatro Prati, via degli Scipioni. Telefono: 06 3974 0503


