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Mondoreale > Blog > Politica > LATINA | Referendum costituzionale, ieri il PD al Circolo Cittadino per il “No”
Politica

LATINA | Referendum costituzionale, ieri il PD al Circolo Cittadino per il “No”

Ultimo aggiornamento: 11 Marzo 2026 15:31
Redazione Pubblicato 11 Marzo 2026
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Referendum sulla giustizia, il Pd di Latina in campo per il No

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Campagna e Sarubbo: «Partita aperta: questa riforma non risolve i problemi della Giustizia»

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Non è solo una questione tecnica sulla separazione delle carriere, ma un passaggio che riguarda la tenuta della democrazia costituzionale. È questo il messaggio emerso dall’incontro pubblico che si è tenuto ieri al Circolo Cittadino di Latina, organizzato dalla vicesegretaria del Pd Lazio e capogruppo in Consiglio comunale Valeria Campagna.

All’iniziativa, che segue quella molto partecipata dello scorso 24 febbraio con la segretaria nazionale Elly Schlein e Gianrico Carofiglio, sono intervenuti Angelo Schillaci, professore di diritto pubblico comparato all’Università La Sapienza di Roma, e il magistrato Valerio Savio, presidente aggiunto della sezione GIP-GUP del Tribunale di Roma e componente dell’esecutivo di Magistratura Democratica. Con loro hanno dialogato la stessa Campagna e il segretario provinciale del Pd Omar Sarubbo.

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Nel corso dell’incontro Savio ha spiegato come la cosiddetta “separazione delle carriere” rischi di essere un’etichetta fuorviante: «Se davvero si volevano separare le carriere tra pubblici ministeri e giudici – ha osservato – bastava intervenire con una legge ordinaria, non è necessario indebolire il sistema di autonomia e indipendenza che i padri costituenti hanno costruito al fine di garantire il controllo sulla legalità dei poteri pubblici e la tutela dei diritti dei cittadini».

Secondo il magistrato, la riforma rischia di rompere un equilibrio che ha retto per oltre settant’anni. «La divisione della magistratura in due corpi separati, l’indebolimento del CSM e la creazione di una nuova Alta corte disciplinare – ha spiegato – incidono profondamente sul ruolo della giurisdizione e sulla sua autonomia». Ricorda inoltre come «nel nostro ordinamento il PM non è un accusatore ma il primo organo di giustizia che a seguito delle indagini, come spesso accade, non chiede solo condanne ma anche assoluzioni».

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Anche il professor Schillaci ha sottolineato come la riforma si inserisca in un quadro più ampio di interventi istituzionali: «Questo referendum – ha rilevato – riguarda in realtà la separazione dei poteri più che la separazione delle carriere. Toccare la Costituzione su questi assetti significa incidere sui meccanismi che consentono alla magistratura di controllare eventuali abusi del potere politico».

L’analisi di Schillaci evidenzia un duplice rischio: lo sdoppiamento del CSM e il meccanismo del sorteggio minano l’essenza stessa dell’autogoverno. In particolare, l’eliminazione del voto comporta la perdita della connotazione democratica e pluralista che caratterizza oggi la magistratura.

Nel suo intervento Campagna ha ricordato come dietro un referendum apparentemente tecnico si giochi in realtà una partita più ampia. «Siamo di fronte a un passaggio che può incidere sulle fondamenta della nostra democrazia – ha detto – e che non affronta i problemi reali della giustizia, come la lunghezza dei processi o la carenza di organico. Eppure la presidente Meloni continua a parlare di questa riforma come di “un’occasione storica per avere una giustizia più efficiente”. Mente sapendo di mentire e viene smentita giornalmente dai suoi colleghi di governo. Allora ci chiediamo: se questa riforma non serve a migliorare la giustizia per i cittadini, allora a cosa serve? Serve a “togliere di mezzo la magistratura”, come dichiarato qualche giorno fa dalla capo di gabinetto del ministro Nordio, e serve al governo per avere le mani libere, per mettersi al di sopra delle leggi e della Costituzione».

«La mobilitazione per il No – ha dichiarato Sarubbo – ci offre l’opportunità di confrontarci con i cittadini e smontare una riforma troppo spesso ridotta a slogan. I sondaggi confermano che la partita è aperta: se a gennaio regnava la disinformazione, oggi la consapevolezza cresce costantemente. I cittadini iniziano a intravedere dietro i tecnicismi una vera e propria “offensiva mirata” del governo contro l’autonomia della magistratura. È il segno che gli “anticorpi democratici” del Paese sono vivi e pronti a difendere l’equilibrio dei poteri sancito dalla nostra bellissima Costituzione».

Prossimo appuntamento domenica 15 marzo in Corso della Repubblica a Latina con il gazebo informativo.

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